Tre uomini e una culla: "Io, bello anni ’80. Che si riscopre papà"

Stagione al via con un successo riproposto al teatro Nuovo. Fontana: "Simile a Jacques, ragazzo che cercava di far conquiste".

Tre uomini e una culla: "Io, bello anni ’80. Che si riscopre papà"

Tre uomini e una culla: "Io, bello anni ’80. Che si riscopre papà"

Oggi, alle 21, si apre la stagione di prosa al Teatro Nuovo con ‘Tre uomini e una culla’, successo degli anni Ottanta riproposto sul palco da Giorgio Lupano, Gabriele Pignotta che è anche regista e Attilio Fontana.

Fontana, cosa ci può dire della commedia?

"È un successo. Nel nostro spettacolo c’è tanto divertimento, tenerezza e tre maschi Alfa che si inteneriscono davanti a una bambina. Tutti gli ingredienti per far divertire ma anche emozionare. Due ore con leggerezza ma anche di riflessioni"

Cioè?

"L’autrice aveva disegnato un papà che oggi comincia ad esistere. Un uomo che si deve destreggiare tra pannolini, complicatissime tecniche anche affettive nei confronti della cucciola, dando spazio ad una donna che già negli anni ‘80 lasciava la bambina per diventare wonder woman. Presagio che oggi è un presente con papà che devono diventare più autonomi, un’anticipazione del tipo di famiglia che c’è ora. La parte divertente è vedere ribaltati i ruoli, la tenerezza è la carta vincente"

Si ritrova nel personaggio?

"Sì. Jacques è come sono stato io. E’ un bello degli anni 80 che, incontrando sua figlia rimane intrappolato dalla tenerezza. Anch’io ho avuto un debole per il mondo femminile e non mi sono risparmiato. Ma ora che ho figli anche il mio codice si è evoluto e rivisitato. Jacques porta una parte di me, di quando ero un 26enne che cercava di conquistare".

A quando era un sex symbol con I ragazzi italiani...Che periodo è stato?

"Meraviglioso ma anche complicato perché il successo porta overdose nel bene e nel male, quindi squilibrio. Lo insegnano anche le grandi Star. Ho avuto la fortuna di vivere cose che non tutti possono dire di aver fatto ma anche qualche dispiacere perché forse quel successo è avvenuto troppo prest".

Di quei tempi il video ‘Ti giuro’ che fu registrato a Cento insieme a 5 Miss Italia, in una sala consiliare ancora ferita dal sisma 2012. Che effetto le fa?

"E’ un dispiacere. Sono di sangue emiliano, con papà di Reggio Emilia e quando si parla di Emilia il mio cuore si accende perché la sento come la mia terra. Ricordo Cento come una cittadina bellissima e piena di storia e se da una parte sono dispiaciuto di sapere di quel luogo ancora chiuso e ferito, sono però contento di aver lasciato impresso nella pellicola un momento in cui quella sala era ancora viva e vitale".

E Ferrara?

"E’ uno di quei posti dove pensi che sarebbe bello abitarci perché a misura d’uomo".

Laura Guerra