"Un errore definirlo un ‘Festival’ delle memorie"

Caro Carlino,

Le parole del presidente di Sgarbi circa lo sterminio dei palestinesi operato da Israele mi stupiscono e sono a mio parere inaccettabili, nonostante le tardive spiegazioni. Mi pare tuttavia eccessiva anche la reazione di Arbib. Ricordo, al riguardo, il costante rifiuto di Israele di riconoscere come tale il genocidio armeno. Rifiuto che può essere spiegato con i rapporti internazionali intrattenuti da Tel Aviv prima con la Turchia e poi con l’Azerbaigian, ma che non giustifica un atteggiamento che potrebbe essere scambiato come una sorta di triste monopolio da rivendicare in fatto di genocidi. Atteggiamento che rischia fra l’altro di avvalorare le idee degli storici negazionisti o riduzionisti. Ricordo al proposito, per la cronaca, che l’orientalista Bernard Lewis, membro della British Academy, rifiutò la definizione di ‘genocidio’ degli armeni dell’Impero Ottomano. In Francia, negli anni Novanta, la sua visione riduzionista della violenza perpetrata contro la minoranza armena gli valse una causa civile e la condanna ad un’ammenda simbolica di un franco francese. Spero che anche in Italia la storia non finisca nei tribunali e che venga tributata la giusta memoria a tutti i popoli che sono stai vittime di genocidio, tentato o purtroppo realizzato.

Andrea Guerzoni

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Caro Carlino,

Conosco poco Moni Ovadia ma so che è un uomo di valore nel campo dell’ arte e non solo. Vittorio Sgarbi mi piace sempre anche quando va controcorrente ed è polemico. È una risorsa per Ferrara e il Paese. Ma usare la parola ‘Festival’ per inaugurare una mostra che ricorda tragedie terribili come la Shoah, le deportazioni degli Armeni, le uccisioni di massa dei Tutsi o i tanti giovani palestinesi usati come bombe o uccisi in guerra dagli israeliani, a me sembra fuori luogo, non appropriato e forse un po diseducativo per una ‘memoria’ che deve rimanere nella mente delle giovani generazioni. ‘Festival’ va bene per Sanremo.

B. B.