Un tuffo nella storia. Il paese ricorda Bononi

Bondeno, l’indimenticato maestro di nuoto che insegnò a quattro generazioni. A lui, che fu l’artefice di una delle prime piscine, sarà dedicato un ponte .

Un tuffo nella storia. Il paese ricorda Bononi

Un tuffo nella storia. Il paese ricorda Bononi

C’è una storia di identità che unisce Bondeno al nuoto. Ha il nome di Armando Bononi, classe 1920, scomparso nel 2001 ma ancora vivo nella memoria di almeno quattro generazioni di bambini del paese che grazie a lui hanno imparato a nuotare. Una storia che assomiglia ad una favola, eppure è tutta vera e che venerdì sera, il Lions Club di Bondeno, presieduto da Pier Paolo Mazzucchelli, ha saputo unire grazie a Laura Gozzi (nella foto in basso), la ‘Caposquadra’ per eccellenza di Armando Bononi, il suo braccio destro in vasca, la sua erede nell’anima, la sua testimone in tutta la documentazione che in questi anni ha raccolto e che potrà farsi presto un libro. A lui sarà intitolato il nuovo ponte, che attraversa il canale di Burana, là dove il maestro di nuoto negli anni quaranta, aveva iniziato ad insegnare a nuotare ai bambini del paese per poi riuscire, nel 1962, grazie all’aiuto di tanti bondenesi, dalle famiglie alle imprese, a realizzare un sogno e a costruire la prima piscina pubblica scoperta della provincia. "Questa è la mia vita insieme ad Armando Bononi – ha premesso commossa Laura Gozzi che ha ricordato la carriera sportiva giovanile del maestro nel nuoto ma anche in altri sport -. Nel 1936 era stato premiato al valore civile per aver salvato un ragazzo che stava annegando nel fiume Panaro. Da qui la sua certezza. In un paese di fiumi e di canali troppi bambini si tuffavano per gioco sfidando i pericoli. Erano successi incidenti. Bisognava insegnare ai bambini a nuotare". Da una profonda convinzione ad un impegno: "Quanto torna dalla guerra Bononi idea e realizza la prima scuola di nuoto – ha raccontato la Gozzi –. I bambini imparano a nuotare nel Canale di Burana. Arrivano in tanti. La scuola è gratuita. Usavano la scalinata come approdo, le tavolette di legno ricavate da quelle che usavano le lavandaie sul fiume, per galleggiare. Si tuffavano dal ponte. Ma per Bononi era diventato troppo pericoloso. Per lui i bambini dovevano imparare a nuotare in sicurezza".

Claudia Fortini