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21 mag 2022

"Un viaggio scoprendo la Ferrara degli albori"

Sauro Gelichi, docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari, ne parlerà al convegno di questa mattina a palazzo Roverella

21 mag 2022
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Cronaca
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari
Sauro Gelichi,. docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari

di Francesco Franchella

FERRARA

Bizantini? Longobardi? Ipotesi o realtà? Leggenda o storia? Cos’era Ferrara nell’alto medioevo? Se ne parlerà oggi nel Salone d’Onore di Palazzo Roverella, a partire dalle 10. ‘Viaggio nella Ferrara degli albori: Dai Bizantini ai Longobardi fino alla costruzione del Duomo’ è il titolo dell’evento organizzato dall’associazione de Humanitate Sanctae Annae, in collaborazione con il Circolo Negozianti. Cinque relatori - Riccardo Modestino, Gianluca Lodi, Carlo Magri, Francesco Scafuri e Sauro Gelichi – stimoleranno l’attenzione dei ferraresi su temi che riguardano le origini di Ferrara e il suo primo sviluppo in epoca altomedievale, richiamando altresì il ruolo che ebbero Bizantini e Longobardi nel territorio. Un’occasione irripetibile, per ascoltare pareri di ospiti come il docente di Archeologia medievale dell’università Ca’ Foscari, Sauro Gelichi.

Prof. Gelichi, ci dia qualche anticipazione. Di cosa tratterà? "Parlerò di quanto l’archeologia abbia contribuito, o non sia ancora stata in grado di contribuire, alla storia di Ferrara e del territorio ferrarese, tra il VI secolo d.C. e il momento in cui abbiamo le testimonianze materiali più evidenti di un centro urbano, tra il X e l’XI secolo".

Ma qual è la sua posizione sull’origine di Ferrara?

"Si può leggere su un articolo online, ‘Hodierni vero vocant Ferrariam’. Non è facile da sintetizzare, ma diciamo che non ci sono dati archeologici sicuri di fasi di occupazione anteriori al X-XI secolo".

E l’ipotesi dell’occupazione bizantina, del castrum bizantino del VII secolo?

"Si basa, in prima istanza, sulla notizia fornita da un umanista, Flavio Biondo, ma non si sa da quale fonte più antica abbia attinto per ricavarla. È un dato che prendiamo con serietà, ma non ne siamo sicuri al 100%".

Mentre riscontri archeologici anteriori si trovano nell’area di Comacchio?

"Assolutamente. Negli ultimi anni, grazie alla ricerca archeologica, sono venuti fuori dati straordinari, che mostrano Comacchio come punto di snodo economico e commerciale tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo, prima che si consolidasse il dominio di Venezia. A Comacchio emerge un quadro di grande novità".

Ovvero?

"Comacchio era un grande emporio altomedievale e faceva da punto di connessione nei secoli cosiddetti bui tra il Mediterraneo bizantino e islamico e l’entroterra prima longobardo e poi carolingio. Molti materiali ci danno la conferma di questo ruolo importante".

E questo non potrebbe alimentare l’ipotesi di una presenza bizantina anche a Ferrara? "Non necessariamente. Non è un caso che Comacchio nel IX secolo poi declini e dal X in avanti non ci siano più evidenze di materiali mediterranei. Non a caso tra X e XI secolo, Ferrara, ormai sede episcopale e sede di poteri forti del tempo, come i Canossa, diventa una città e dagli scavi urbani, a partire da questo periodo, troviamo materiali di importazione dal Mediterraneo, mentre a Comacchio non se ne trovano più. Sembrerebbe che ci sia stato uno spostamento di dinamiche sociopolitiche ed economiche, così che un sito calante sia stato sostituito, sempre lungo il Po, da un altro sito. Da quel momento in poi, infatti, Ferrara sembra essere un centro economico, florido e commerciale".

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