FRANCESCO FRANCHELLA
Cronaca

"Una Roma mai esplorata. L’archeologia del futuro"

Dubbini (Unife) racconta lo scavo ‘Appia Antica 39’, finito sulla rivista Archeo "La nostra è l’opera più seguita sui social. Raccolta fondi per le analisi sui resti".

"Una Roma mai esplorata. L’archeologia del futuro"

"Una Roma mai esplorata. L’archeologia del futuro"

"Non stiamo solo scoprendo la storia di un pezzo di Roma, ma stiamo indagando un nuovo metodo di fare archeologia in Italia". Nelle parole della docente di Archeologia classica dell’Università di Ferrara, Rachele Dubbini, più forte della passione vi è la consapevolezza di poter rivoluzionare l’approccio pubblico all’archeologia. Così, lo scavo ‘Appia Antica 39’, condotto a Roma da Unife e finito sulla rivista Archeo (una delle riviste più prestigiose del settore), sta proseguendo nel segno della condivisione: si tratta di un progetto archeologico del laboratorio ECeC (Eredità Culturali e Comunità) di Unife, in concessione dal ministero della Cultura e finanziato dalla Fondazione Plus, che coinvolge i corsi di laurea di Lettere Arti e Archeologia, Manager degli itinerari didattici e Quaternario Preistoria e Archeologia. Lo scavo è una vera chicca dell’università estense: sta conquistando Roma e ha bisogno del sostegno della propria comunità. Lo si può fare donando qualcosa al link https://gofund.me/1c51364b, per la campagna di crowdfunding che permetterà di effettuare analisi antropologiche su resti ossei degli individui sepolti nel sito.

Professoressa Dubbini, Appia Antica 39. Di cosa si tratta?

"Di un progetto che si svolge in un’area di Roma mai indagata archeologicamente, nel primo tratto al di fuori delle Mura aureliane. La Via Appia è la strada consolare più famosa dell’antichità. È stato naturale trovare un contesto di monumenti funerari. Siamo nel II secolo d.C.. Di particolare interesse è un lotto, in cui si trovano una serie di monumenti familiari appartenenti a una classe medio alta. Erano decorati sui pavimenti con mosaici e alle pareti con decorazioni anche figurate".

Gli studenti di Unife sono una parte fondamentale di questa impresa archeologica.

"Assolutamente. È uno scavo didattico, di ricerca, con la funzione di formare i nostri studenti, che da Ferrara arrivano a Roma per lavorare sul campo. Gli studenti Unife hanno l’alloggio pagato dall’Università. Sottolineo che non tutte le università di archeologia hanno uno scavo a Roma: ce l’hanno Ferrara e le università romane".

Avete aperto una campagna di crowdfunding per analisi antropologiche su resti ossei. Cosa sperate di trovare?

"I nostri monumenti sono del II secolo d.C. ma sono stati riutilizzati in epoche successive. Ci sono sepolture che sembrano più tarde, ma non abbiamo elementi datanti come un corredo. Parliamo di sepolture anomale. In questi sarcofagi c’erano più individui sepolti di varie età, tra cui una giovane che era malata, ma non sappiamo di cosa. Altri individui sono sepolti senza testa. Sono individui con ossa particolarmente lunghe, inumati segnando la sepoltura con una testa di cavallo: un rituale del mondo germanico. Non possiamo escludere che si tratti di quelle popolazioni germaniche che hanno invaso Roma. È solo un’ipotesi, ma sarebbe un unicum. A questo servono le analisi".

Lo scavo non si ferma in estate.

"Durante l’inverno facciamo attività di studio e diversi progetti. Partecipiamo a convegni, uno sulla comunicazione e uno sui mosaici. Poi a fine agosto parteciperemo al convegno internazionale dell’European Association of Archaeologists".

Il vostro è lo scavo più seguito d’Italia sui social, con quasi 13mila followers su Instagram.

"Ci piace parlare di archeologia condivisa: condividiamo col pubblico, i nostri workshop sono aperti e durante lo scavo c’è la possibilità di provare il mestiere dell’archeologo sul campo. Indaghiamo un nuovo modo di fare archeologia, così che non sia più percepita come invadente: l’archeologia, in Italia, deve rappresentare una risorsa".