"Una vita in Berco, dagli anni d’oro alla crisi"

Nonnato (Rsu in quota Uil): "Una volta c’era la fila per lavorare da noi, ora non è più appetibile. Gravi ripercussioni dalla guerra in Ucraina"

"Una vita in Berco, dagli anni d’oro alla crisi"

"Una vita in Berco, dagli anni d’oro alla crisi"

Quella di Simone Nonnato è una storia di fabbrica e sacrifici. "Una volta c’era la coda per entrare alla Berco. Ora non è più così: i giovani non vogliono più lavorare in questa azienda", constata varcando i cancelli dopo il turno della mattina. Nello stabilimento di Copparo, Nonnato, che nel tempo si è fatto strada nel sindacato ed è diventato rappresentante dell’rsu in quota Uil, lavora da oltre vent’anni. Nei tempi più recenti è un testimone in presa diretta di uno dei periodi, suo malgrado, più difficili per l’azienda. Tra il caro energie e l’impennata dei costi sulle materie prime, l’impresa copparese registra tante delle difficoltà che hanno caratterizzato gli ultimi due anni. Già, perché come spiega l’operaio "il più grosso ostacolo per la Berco è rappresentato dalla guerra in Ucraina. O meglio dagli effetti che essa ha prodotto sul mercato". Tra l’altro, anche ultimamente, "per via delle sanzioni – racconta Nonnato – lo stabilimento ha perso un importante cliente russo che, anche a guerra finita, faremo fatica ad agganciare di nuovo".

Scarsa produzione, costi alle stelle. Un combinato disposto che ha indotto l’azienda ad approntare un robusto piano di cassa integrazione. "L’impiego degli ammortizzatori sociali – prosegue l’operaio – è stato impiegato in modo più ‘massiccio’ tra l’ottobre e il dicembre del 2022 e nei primi tre mesi di quest’anno. Gli accordi sono di tredici settimane. Anche adesso è in vigore la cassa integrazione, per lo meno fino al due ottobre prossimo. Ma, francamente, mi aspetto un’ulteriore proroga fino alla fine di quest’anno". Le prospettive per il futuro, a maggior ragione a fronte del perdurare del conflitto nel cuore dell’Europa, sono tutt’altro che rosee. Va detto, comunque, che la cassa integrazione nello stabilimento di Copparo, non è stata ‘uguale’ per tutti. "Nel momento in cui si arriva a un accordo per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali – puntualizza il rappresentante dell’rsu – lo si prende per la totalità dei dipendenti (nel sito di Copparo lavorano 1.260 persone). Ma, chiaramente, non è stata impiegata in maniera omogenea. Ci sono infatti stati dei settori particolarmente coinvolti dall’utilizzo dell’ammortizzatore, le forge, il comparto dello stampaggio e quello delle catene, e altri settori nei quali l’utilizzo dell’ammortizzatore è stato prossimo allo zero, come nel comparto dei rulli". E, per chi ha la ‘sfortuna’ di essere impiegato in uno dei comparti produttivi più sotto stress, si è visto defalcare lo stipendio di un bel po’.

"In alcuni casi – scandisce Nonnato – lo stipendio è stato addirittura dimezzato. In altri, le riduzioni rispetto alla busta paga normale, sono state comunque dell’ordine del 30%". Ma ciò che preoccupato Nonnato "è il clima con cui si vive la fabbrica in questo momento: c’è una sfiducia generalizzata, non si vede la luce in fondo al tunnel. E l’età media dei dipendenti, proprio per la scarsa appetibilità dell’impiego, si è alzata di molto".

Federico Di Bisceglie