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5 mag 2022

Università del cibo, Unife protagonista "Formeremo persone qualificate"

Marchetti, referente del progetto Food-Er lanciato dal presidente della Regione, spiega il ruolo dell’ateneo "Parteciperanno quindici docenti di vari dipartimenti. Percorso che si intreccia col mondo produttivo"

5 mag 2022
federico di bisceglie
Cronaca
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto
Il ricercatore di Unife, Nicola Marchetti referente per l’ateneo in questo progetto

di Federico Di Bisceglie

Presto ’l’università del cibo’ (Food-Er) potrebbe essere realtà. L’idea lanciata dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, in ossequio a una sollecitazione dell’università di Parma – ossia creare un maxi hub universitario, con le principali realtà accademiche della regione dedicato alla filiera del food – coinvolge anche Unife. E, a occuparsi del progetto ormai in elaborazione da diverso tempo, è il ricercatore del nostro ateneo Nicola Marchetti.

Professore, come nasce questa idea di creare un’università del cibo?

"La capofila è Parma, realtà accademica che ha lanciato questo progetto immaginato sulla scorta di quello che è accaduto per la Motor Valley. D’altra parte, la filiera del food in Emilia-Romagna rappresenta un asset strategico. Di qui l’idea di creare un percorso formativo ad hoc per costruire professionalità altamente qualificate che possano inserirsi nel mondo del lavoro una volta terminato il percorso di studi".

La nostra università che ruolo avrà in questo senso?

"Unife dispone di un importante know-how che senz’altro farà la differenza. Peraltro, proprio nel settore e del food, in questi anni il nostro ateneo ha incrementato l’offerta formativa, mettendo a punto tra le altre cose, un corso di laurea di tre anni, in inglese, che fornisce una preparazione di caratura internazionale".

Quali saranno i dipartimenti coinvolti?

"E’ un progetto che riguarderà tutti gli atenei. Per Unife, immagino che i circa quindici docenti che prenderanno parte al progetto – quanto meno in fase di partenza – avranno competenze nell’ambito della Chimica degli Alimenti, in Tecnologie alimentari e in Scienze della Terra, nella dietistica, in Scienze alimentari e in zootecnia. Poi, mi aspetto che si allarghi sempre di più. Si tratta di un progetto che ha un’altissima potenzialità".

Che tipo di professionalità verranno formate in questa maxi università?

"Mi aspetto che si formino figure che siano funzionali alle esigenze delle aziende emiliano-romagnole che operano nella filiera del food".

Sarà necessario, a questo proposito, un confronto serrato con le imprese.

"Certo. In un certo senso Food-Er, l’università del cibo, nasce proprio con questa finalità. Ossia intrecciare le esigenze del mondo produttivo con la formazione accademica".

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