Il post ‘incriminato’ pubblicato sulla pagina Facebook del docente di Unife
Il post ‘incriminato’ pubblicato sulla pagina Facebook del docente di Unife

Ferrara, 17 novembre 2019 - Di qua e di là da un ‘post’, invece che del Po, si scatena una bufera più intensa di quella che sta causando l’acqua alta a Venezia: a innescarla, il docente di Unife Giangi Franz (marito dell’ex candidata sindaca di Azione Civica Roberta Fusari), che in un post su Facebook esprime un concetto molto duro: «Nessuna compassione per Venezia o per i Veneti. Il Veneto è la regione con la più alta evasione fiscale. In Veneto la Lega governa da 30 anni, rubando o permettendo la corruzione mostruosa praticata da Galan e da Forza Italia. Proprio nessunissima solidarietà. Anche perché vogliono l’autonomia. Vero? E allora se la cavino da soli».

Prima che in laguna, è però sulla sponda ferrarese del Po che si innesca la polemica. La mareggiata non si ferma ai commenti sui social: a metà mattina, l’argine si rompe sul fronte istituzionale. E’ il sindaco Alan Fabbri a partire all’attacco: «Siamo sempre stati abituati ai sermoni di Franz, che dipingono la Lega come la macchina dell’odio; tralascio le sue continue offese a questa amministrazione e non entro nel merito del suo sostegno alla sinistra più radicale con la candidatura a sindaco della moglie, ed ex assessore del nostro Comune Roberta Fusari, ma queste parole fanno male alla nostra comunità e alla nostra università. Non starò più a guardare che questo individuo continui a mettere a repentaglio la buona immagine della nostra università, per questo chiederò subito al Rettore che vengano presi provvedimenti nei suoi confronti, anche per le sue parole razziste».
 

Dichiarazioni che suonano come un preludio alla proscrizione, e che danno la stura a una mezza sollevazione: la candidata alla presidenza della Regione Lucia Borgonzoni, ora consapevole che l’Emilia Romagna non confina solo con il Trentino, è perentoria: «La nostra è terra solidale, rifiuta le affermazioni di odio e rancore di certa pseudosinistra che, magari, osa anche definirsi democratica». E anche la Borgonzoni si unisce nell’appello di Fabbri al Rettore Zauli, perché nei confronti di Franz vengano presi provvedimenti esemplari. Il livello si alza oltre la soglia di guardia, e la moglie del docente, Roberta Fusari, interviene nel merito politico. Rinfacciando a Fabbri, e al suo entourage, le campagne di ‘shitstorming’, ovvero le accuse e le deligittimazioni condotte proprio attraverso i social: «E vai di attacchi contro le opinioni delle persone! Ma tanto è sempre campagna elettorale! L’importante è scatenare le masse contro gli altri, soprattutto quando non si sa come spiegare le proprie posizioni!».


La querelle oscura d’un lampo l’affaire Paron (per la presidente della Provincia la Lega ha comunque reiterato la richiesta di dimissioni), trasforma il dobermann Rommel del portavoce del sindaco in un chihuahua, mette in stand by il reportage di Piazzapulita su ‘Naomo’ Lodi. E già si parla, a giorni, di una manifestazione di solidarietà indetta dalla Lega di Ferrara a favore di tutti i veneti, persino quelli polesani.

Le scuse del rettore Zauli​
«Chiedo scusa a nome dell’Università di Ferrara a tutto il popolo veneto per l’inqualificabile post del professor Franz». Il rettore Giorgio Zauli non nasconde il proprio imbarazzo, per il caso in cui si ritrova trascinato: «Ho pensato subito ai tantissimi studenti veneti, che rappresentano la maggioranza dei nostri fuori sede. E ai rapporti, ottimi ma costruiti in maniera non sempre indolore, che consentono al nostro ateneo di operare anche a Rovigo e Adria».
C’è il timore, perciò, che urtando l’orgoglio della Serenissima, ci siano ripercussioni nei confronti dell’Università estense?
«Non credo, e comunque spero che non accada. Resta il fatto che si è trattato di un’affermazione improvvida, ma anche illogica. Perché Franz, che per molti versi è un bravo collega, dice che il Veneto vuole l’autonomia ma si comporta male. Avrebbe potuto dirlo se il Veneto, come i Paesi Baschi, l’autonomia già l’avesse e sciupasse le proprie risorse. Il Mose, poi, è di competenza dello Stato. Questo ragionamento non c’è stato, nella foga che prende quando ci si tuffa dentro Facebook».
Il sindaco Fabbri chiede che ora Franz venga deferito al Consiglio di Disciplina dell’ateneo.
«Queste son cose che decide, in autonomia, l’ateneo. E su questo aspetto non mi esprimo, tanto più essendo io stesso oggetto di qualche attenzione morbosa, per una vicenda che considero un’idiozia».
Al professor Franz perciò tira soltanto le orecchie?
«Ripeto il mio giudizio sulle sue frasi, e sinceramente credo che dovrebbe in qualche modo scusarsi per quell’uscita. Infine, provando un po’ a stemperare, le dico quello che, da forlivese, direi a lui riminese: ‘Non fare il patàca!’».

Franz: “Chiedo scusa ai veneti e alla Lega”

«Mille scuse a tutti. Se tornerò su Facebook sarà tra un bel po’». Travolto dalle polemiche accese dal suo post sul disastro di Venezia, il docente Unife Giangi Franz si tace. Dopo aver rintuzzato per un giorno intero le reazioni veementi di chi considerava sconsiderate le sue parole («Nessuna compassione per il Veneto e i Veneti. E’ la regione con la più alta evasione fiscale d’Italia»), il docente di Economia forse si è reso conto di avere tracimato. «Basta, troppa pressione. Chiedo scusa a tutti per lo sconsiderato post su Venezia, i Veneti, il Mose, la Lega».

E come immagine, non un selfie in ginocchio sui ceci dietro la lavagna, o col berretto con la scritta ‘asino’, tipico della goliardia: Franz ha steso un velo nero sul proprio profilo Facebook, annunciando il temporaneo auto oscuramento dai social. Ravvedimento sincero o tattico? Spontaneo, o suggerito dalla moglie consigliera Roberta Fusari? Un convinto seppur tardivo esame di coscienza, o il timore di querele – prima ad annunciarla, la Liga Veneta – o addirittura provvedimenti da parte dell’ateneo, come invocato dal sindaco Fabbri al rettore Zauli? E soprattutto, quanto reggeranno le dita prima di correre alla tastiera? La risposta, a non fare processi alle intenzioni, sta nell’animo dello stesso Franz. Che sino a pochi minuti prima di alzare la bandiera bianca, pardon il telo nero, continuava a gigioneggiare: «Vi voglio bene a tutti. Poi faccio un versamento a favore di Venezia», con la foto di Che Guevara. Giusto invece l’appello a non dare la stura a liste di proscrizione o, per usare un termine in voga nella politica locale, allo ‘shitstorming’. Alla fine, la resa. Cui Franz peraltro non è nuovo. Mesi fa, per una serie di post altrettanto veementi, non rivolti a un’intera popolazione ma a una sola persona, Luigi Marattin, fu querelato. Di fronte al rischio del risarcimento danni chiesto dal parlamentare renziano, scuse e genuflessione.