Ventitré anni senza la ’mia’ Viviana : "Mi manca ancora moltissimo"

Ivano Manservisi e il ricordo della sorella uccisa: "C’era un reperto sul luogo del delitto, che poi è sparito"

Ventitré anni senza la ’mia’ Viviana : "Mi manca ancora moltissimo"

Ventitré anni senza la ’mia’ Viviana : "Mi manca ancora moltissimo"

Sono passati 23 anni dall’omicidio di Viviana Manservisi, sorella del patron del carnevale Ivano, morta a 48 anni il 10 novembre del 2000 con un colpo di pistola, durante una rapina. Un fatto di sangue che rientra nei delitti irrisolti. Un dolore che Ivano Manservisi porta ancora nel cuore. "Erano le 19. Una giornata tremenda. Ero nell’ufficio del palazzo dove c’era la sede del carnevale, oggi via Viviana Manservisi – racconta – ho ricevuto una telefonata che mi diceva di correre in ufficio della Reno Gas, proprio lì davanti, perché era successo qualcosa di brutto. Sono corso subito. C’erano già i vigili del fuoco con le lampade e i carabinieri. Era già successo da una mezz’ora ma nessuno mi aveva avvertito. Non sapevo ancora cosa fosse accaduto. Ero andato sul pianerottolo, i carabinieri mi volevano fermare ma non ci riuscirono. Vidi il telo che copriva una persona. Ancora non capivo. Pensai a mio padre. E invece era Viviana. Ha sconvolto la vita di tutti, la mia, quella dei miei genitori che poi hanno avuto un tracollo e se ne sono andati, e quella dei suoi figli. Ricordo che quando vidi che era Viviana, mi aggrappai alla prima cosa che trovai vicino a me. Stavo malissimo".

Tra tristezza e rabbia?

"Un mix. Le indagini dei carabinieri e del Ris di Parma sono state fatte stupendamente. Ci sono forti sospetti su qualcuno ma non c’è stata la prova schiacciante e non si è trovata la pistola. Con le indagini sulle celle telefoniche fu fatto anche il tragitto seguendo due persone, entrambi che abitavano nel ferrarese ma di Casal di Principe. Queste due persone erano già venute 15 giorni prima a cercare delle bombole per fare un impianto e si pensa che fosse un sopralluogo. Poi chi ha ucciso mia sorella è tornato ma con la pallottola in canna, sparando subito, sul pianerottolo, mentre lei tratteneva la borsa".

Ventitrè anni senza un colpevole...

"Vedere un colpevole in galera? Nessuno ci ridà più indietro Viviana, in Italia poi in carcere non ci sta più nessuno".

Ha ancora qualche speranza di vedere saltar fuori una prova schiacciante che porti a scoprirlo?

"Dovrebbe parlare qualcuno. Ma dopo 23 anni, c’era una cuffia, prova che con i mezzi di oggi avrebbe forse dato risposte. Ma quel reperto fu perso".

Con Viviana aveva un rapporto speciale...

"C’era un legame davvero di sangue mi manca il suo amore, il confrontarci, le confidenze, l’organizzare dove andare e cosa fare. Un continuo confronto anche per le cose aziendali. Sempre vicini fin da bimbi, lei più piccola di me di 5 anni. Pensa che quando abitavamo al Cantone, dormivamo insieme a ‘strapiedi’ perché avevamo un letto solo e dormivamo l’uno alla rovescia dell’altra. E, per così dire, abbiamo iniziato insieme a organizzare spettacoli: avevamo sui 10 anni e al Cantone avevamo messo in piedi io e lei lo spettacolo di burattini per gli altri bimbi, facendo pagare 5 lire, una commedia di Angelo Cuccoli in dialetto bolognese. Lei era la mia prima sostenitrice poi anche nel Carnevale. Di lei sono riuscito a lasciare un ricordo duraturo nel tempo, con i Memorial ma anche con una statua al Centro anziani a Pieve, una via a Cento e, prossimamente un ricordo di Viviana dov’è successo il fatto".

Rimangono tanti interrogativi. Ci sono ancora i reperti di quell’omicidio? Potrebbero dire di più ora? La pistola è più stata usata?

Laura Guerra