Ferrara, 15 febbraio 2017 - La nomina di Giancarlo Perego a nuovo arcivescovo di Ferrara e Comacchio - che, salvo ripensamenti dell’ultima ora, dovrebbe essere ufficializzata stamattina - segna una cesura netta rispetto all’episcopato di monsignor Luigi Negri. Allineando così la nostra arcidiocesi alle posizioni e alla sensibilità di papa Francesco. Un segno di discontinuità atteso e prevedibile: direttore generale della Fondazione Migrantes e consultore del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti, Perego è infatti particolarmente attento al tema dell’accoglienza, in cima alle preoccupazioni del pontefice. 

A tal proposito, non è infondato ipotizzare che, nominadolo vescovo, Francesco abbia voluto mandare un messaggio chiaro alla diocesi dove si consumò l’episodio di Gorino (i migranti respinti a furor di popolo). In attesa di conoscere il pensiero e il progetto di Perego - al quale, oltre all’impegno caritativo, bisogna riconoscere un grande profilo culturale e pastorale - va dato atto a monsignor Negri, mai amato dalla sinistra chic di questa città e oggetto, in questi quattro anni, di feroci attacchi (anche personali), di essere stato un integro, coerente, coraggioso e battagliero difensore della tradizione della Chiesa. Resistendo alle facili tentazioni dell’omologazione, ridando voce ai cattolici e svolgendo un importante lavoro culturale e di risanamento finanziario della diocesi destinato a restare nel tempo.