Violenza all’Arginone. Detenuto picchia gli agenti e devasta l’infermeria. L’allarme dei sindacati

L’autore del gesto a Velletri aveva ucciso il compagno di cella a calci e pugni. I rappresentanti dei poliziotti: "Entrambi i colleghi sono finiti al pronto soccorso. Le istituzioni devono garantire sicurezza prima che succeda l’irreparabile".

Violenza all’Arginone. Detenuto picchia gli agenti e devasta l’infermeria. L’allarme dei sindacati

Violenza all’Arginone. Detenuto picchia gli agenti e devasta l’infermeria. L’allarme dei sindacati

Si aggiunge un nuovo capitolo alle cronache di violenza tra le mura dell’Arginone. Nel pomeriggio di sabato, un detenuto con problemi psichiatrici ha aggredito due agenti, minacciato il personale sanitario e devastato l’infermeria del carcere. In passato, l’autore del gesto si è macchiato di aggressioni agli agenti e di un grave fatto di sangue, commesso proprio in un penitenziaro. Si tratta infatti di Federico Brunetti, un 27enne di Collefiorito di Guidonia che nel giugno del 2023, quando era detenuto nel carcere di Velletri, ha ucciso a calci e pugni il compagno di cella, il 43enne Marcos Schinco. Dopo quell’episodio, Brunetti fu trasferito a Torino, dove malmenò alcuni agenti e incendiò una cella. Sabato pomeriggio, invece, il 27enne si è scagliato contro due poliziotti penitenziari dell’Arginone. Prima ha sferrato un pugno a un sovrintendente e poi, dopo essere fuggito verso l’infermeria, ha colpito un altro operatore. Una volta avuto accesso alla struttura sanitaria, ha dato nuovamente in escandescenza danneggiando tutto quello che si trovava a portata di mano.

A segnalare l’ennesimo episodio che testimonia una situazione potenzialmente esplosiva tra le mura del carcere sono ancora una volta i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria. "Un detenuto italiano, già tristemente noto alle cronache oltre che per la propria estrema aggressività, soprattutto per essere accusato dell’omicidio del proprio compagno di cella in altra struttura, ha aggredito per l’ennesima volta due agenti di polizia penitenziaria, minacciato i sanitari e devastato l’infermeria interna dell’istituto – scrive in una nota Giovanni Rapposelli, segretario provinciale di Fns-Cisl –. Per i due agenti è stato necessario il ricorso alle cure mediche al pronto soccorso, con prognosi iniziale di almeno sette giorni".

Alla cronaca dell’accaduto, segue l’attacco. "Da troppo tempo si grida alla grave emergenza che vive l’istituto estense e sicuramente il sovraffollamento detentivo registrato e la grave carenza di personale patita, con un’aliquota obiettivamente insufficiente di rinforzi ottenuta in questi giorni, non fanno ben sperare per il futuro – aggiunge il sindacalista –. Alle autorità si chiederà di voler intervenire prima che accada l’irreparabile e che si ristabiliscano le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro". Al centro dell’analisi dei rappresentanti degli agenti, oltre alle ormai croniche questioni del sovraffollamento e della carenza di personale, c’è anche la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici. Da tempo le sigle sottolineano l’importanza di un percorso differente per questo tipo di carcerati, magari con accesso a strutture apposite, tipo le Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Luoghi dove i detenuti con problemi di natura psichiatrica possono essere seguiti in maniera più idonea rispetto a quanto accade nei penitenziari.

Federico Malavasi