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Ferrara, 30 agosto 2018 – L’allarme West Nile è tutt’altro che cessato. La linea che definisce la tendenza del fenomeno è in discesa, ma l’amministrazione e il mondo ospedaliero rimangono sull’attenti. «Pensavamo arrivasse un brusco calo delle temperature – ha commentato il sindaco Tiziano Tagliani all’incontro su ‘Le malattie trasmesse dalle zanzare’ – ma il perdurare del caldo ci suggerisce di proseguire le operazioni di disinfestazione, già aumentate nel corso delle ultime settimane».

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La febbre del Nilo non dà tregua. Nel corso degli ultimi tre mesi, infatti, nel nostro territorio sono stati 14 i casi di infezioni gravi (di cui 12 con encefaliti e 2 con febbre alta): in tutto, quattro persone hanno perso la vita, mentre due sono già state dimesse. Come si è arrivati a questa situazione? Per il primo cittadino le cause sono da attribuire a condizioni meteo eccezionali e ad un ‘gap comunicativo’. «L’anno prossimo – ha assicurato Tagliani – miglioreremo la macchina informativa».

Ma l’incontro tra il mondo amministrativo, quello sanitario e quello della cittadinanza (presente in minima parte, con una trentina di persone) è servito come stimolo anche per migliorare l’intesa tra i soggetti in questione. «Questo fenomeno d’ora in poi non dovrà più essere trattato in modo individuale dai singoli Comuni – ha precisato il presidente della Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Nicola Rossi –. Urge un miglioramento del sistema di prevenzione e, per questo, porterò il tema West Nile al centro della Conferenza». L’azione delle istituzioni, però, dovrà essere accompagnata alle accortezze dei ferraresi: per indebolire la proliferazione delle zanzare è necessario controllare i propri giardini, le grondaie e i recipienti d’acqua.

Operazioni elementari, esemplificate in una brochure che i presenti nella sala del Consiglio comunale hanno potuto consultare. Guai ad abbassare la guardia, dunque, ma guai anche a concentrarsi troppo su un singolo problema, trascurando il resto: «Non c’è un vaccino per la West Nile – ha concluso Nicoletta Natalini, direttore sanitario Ausl – ma questa febbre è meno mortale, ad esempio, dell’influenza. Eppure la gente considera quest’ultima meno pericolosa e, nonostante ci sia un vaccino, non ne usufruisce».

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