Carlo Selvatico, coinvolto nell'inchiesta sul caso Willy Branchi (Foto Businesspress)
Carlo Selvatico, coinvolto nell'inchiesta sul caso Willy Branchi (Foto Businesspress)

Ferrara, 31 gennaio 2020 - Trentuno anni dopo c’è un terzo indagato per l’omicidio del povero Willy Branchi, il diciottenne barbaramente assassinato nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1988, a Goro. Il colpo di scena, l’ennesimo in una devastante vicenda che sembrava destinata all’oblio, è accaduto ieri pomeriggio, quando il pensionato Carlo Selvatico è stato interrogato nella stazione dei carabinieri di Goro dal pubblico ministero Andrea Maggioni. La versione di Selvatico – già da tempo coinvolto nell’inchiesta – non ha mai convinto gli inquirenti. Tanto che dopo essere stato assolto dall’accusa di falso, è scattata l’ipotesi di favoreggiamento.

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La sua richiesta di informazioni a un avvocato sullo stato delle indagini insospettì a tal punto, da ritenere che lui se ne fosse interessato per poi raccontare il tutto ai veri aguzzini del povero Willy. Da ieri anche questa versione è cambiata: il suo interessamento, probabilmente, viene ora letto dagli inquirenti come un atteggiamento per coprire se stesso. E anche per questo credono possa aver avuto una parte attiva nella notte della barbara uccisione del diciottenne. Lui, Selvatico, continua a negare. Davanti al magistrato si è sostanzialmente avvalso della facoltà di non rispondere. "Ma si continua a processare innocente – sottolinea il legale che lo assiste, l’avvocato Michele Ciaccia – Che lui non ha ucciso il giovane".

Da ieri però la sua posizione è molto più grave, essendo stata affiancata a quella dei fratelli – al momento sconosciuti – che erano alla guida della ‘motorella’ dentro la quale gli inquirenti ritengono ci fosse il corpo martoriato del povero Willy. E Selvatico dove era? Anche lui nella motorella? O era rimasto nel luogo dove si presume sia stato assassinato il diciottenne? E che cosa hanno in mano gli investigatori per contestargli una simile accusa? Domande cui soltanto il magistrato che coordina le indagini può rispondere, ma che, ovviamente, si trincera dietro il silenzio. "Scusi siamo in piena fase istruttoria", si è limitato a replicare. Dopo due ore di faccia e faccia, il pensionato è tornato a casa, gravato da questa nuova, pesantissima accusa.

La svolta nelle indagini sull’omicidio di Goro, che erano finite nel limbo, è arrivata nel 2014 quando le dichiarazione di don Tiziano Bruscagin al nostro giornale fecero riaprire il fascicolo, parroco che è stato anche indagato per calunnia. Da lì in poi una escalation di persone finite nel registro degli indagati per avere raccontato il falso, secondo le ipotesi degli investigatori. Per coprire con una cortina di fumo un delitto tanto orribile, maturato nell’ambito di una rete di sesso e pedofilia in cui era rimasto intrappolato Willy. La sua famiglia, soprattutto il fratello Luca, assistito dall’avvocato Simone Bianchi, non ha mai smesso di sperare che la verità potesse un giorno essere ricostruita. Un giorno che da ieri sembra un po’ meno lontano. Per la prima volta, infatti, accusati del delitto non ci sono più due fratelli ‘anonimi’, ma anche un uomo con un volto, un nome.