La locandina del docufilm
La locandina del docufilm

Ferrara, 22 marzo 2017 - «Io sono ancora un bambino. E ho paura». La voce tremante di Abdul affiora dal buio di un viaggio che è una fuga. Lui è un ragazzino, uno fra i tanti costretti a vendere il proprio corpo per non morire di fame. Abdul, Joy, Gloria: hanno un nome e un volto, ma è come se non esistessero. Sono i protagonisti di Invisibili, il documentario Unicef realizzato da Floriana Bulfon e Cristina Mastrandrea sulle storie dei minori migranti che arrivano in Italia da soli; regia, riprese e montaggio di Toni Trupia e Mario Poeta. La pellicola ha aperto la seconda edizione del Ferrara Film Festival. La proiezione si è svolta martedì all’Apollo Multisala. Due le anteprime: la pellicola Trafficked, sulla tratta delle donne avviate alla prostituzione in America e Invisibili, con la presenza delle autrici e di Paolo Rozera e Rossella Del Conte, direttori Unicef Italia. «Soli. Smarriti. Sfruttati. Dimenticati». Parole come proiettili, quelle del trailer di Invisibili: e quando sullo schermo nero appare il titolo, le lettere scompaiono, una a una, proprio come i tanti piccoli migranti che mancano all’appello. Dei 22 mila minori arrivati in Italia, 6500 sono irreperibili. Ne abbiamo parlato con una delle autrici, Cristina Mastrandrea.

Che cosa rappresenta Invisibili?

«Un lungo viaggio, durato un anno, da Lampedusa al nord Italia: abbiamo incontrato molti ragazzini impauriti e descritto che cosa accade ai minori in fuga, spesso vittime di pedofili e sfruttatori».

Che cosa ha provato nel documentare queste realtà?

«È difficile vivere in maniera distaccata le situazioni che documenti: ti senti impotente. Non è facile ascoltare ragazzine di 13 anni costrette a prostituirsi: alle loro spalle lasciano macerie, guerre. Da una tragedia scampata, ne trovano un’altra: i loro sogni vengono disattesi».

Invisibili offre anche testimonianze di speranza?

«Nonostante i drammi che vivono, i ragazzi resistono: vogliono studiare, avere un futuro. La loro speranza non finisce, quindi non deve finire nemmeno la nostra. Abbiamo incontrato anche ragazzi più fortunati, come Menga, che ha avuto l’opportunità di studiare e si è distinto sia come studente sia come calciatore e gioca nelle giovanili del Torino».

Nel suo percorso ha fatto scelte coraggiose, da Noi i ragazzi dello Zoo di Roma all’incontro con le donne vittime di violenza in Messico...

«Fare la reporter significa raccontare la realtà anche con le immagini, dar voce a chi non ne ha, a chi non è visibile, a chi lotta per i diritti negati».

Perché guardare Invisibili?

«Spesso le cose non si vogliono vedere. Questo film aiuta ad avvicinarsi ai più vulnerabili».

Eleonora Rossi