Talk al Comunale
Talk al Comunale

Ferrara, 8 marzo 2021 - "È tempo di cambiare culturalmente, e in profondità. La questione femminile riguarda anche gli uomini e deve vederli insieme alle donne protagonisti di una trasformazione epocale". Così Moni Ovadia , direttore del Teatro Comunale, nel presentare ‘Femminismo, diritti e spiritualità’, riflessione a più voci sulla questione femminile.

Per la Festa internazionale della donna, la Fondazione Teatro Comunale ha proposto un viaggio per sondare le origini della negazione del femminile, e al contempo per fornire "un contributo – sempre Ovadia – alla trasformazione dell’umanità e alla sua uscita da quei problemi che da sempre l’attanagliano: violenza, discriminazione, mancato rispetto dell’essere umano, della vita e della sua dignità".

Dal Teatro ‘Claudio Abbado’, dunque, si è voluto dare un contributo con tre studiose, che da diversi punti di vista hanno analizzato il ruolo della donna e le sue prospettive, introdotte dal saggista Vittorio Robiati Bendaud . Per la filosofa Laura Boella , professore ordinario di Filosofia Morale e di Etica dell’ambiente alla Statale di Milano, "la rivoluzione femminile del Novecento è stata incompiuta". La vera occasione per risolverla, secondo Boella, è dare la possibilità di far convivere lavoro e vita privata. Essere madre, e come tale anche simbolicamente potenziale donatrice e custode della vita, è un dato specifico della condizione esistenziale femminile: quello dell’empatia, della cura e dell’attenzione alla vita.

"Questo – dice - non deve venire meno, ma anzi dovrebbe imprimersi nelle battaglie, nella vita attiva, nella vita pubblica". Al pensiero di Boella sulla centralità della questione femminile, si collega anche la storica Lucetta Scaraffia , che ha diretto per l’Osservatore Romano il mensile ‘Donna, chiesa, mondo’: "Le donne sono anche il cuore dei conflitti interreligiosi e di quelli tra religioni e mondo laico", sottolinea Scaraffia, come le battaglie sul velo, o sul burkini-bikini, o l’aborto.

"Nella tradizione religiosa, cui si addebitano colpe di una grande oppressione delle donne, si deve distinguere – continua la storica – tra i testi fondativi, con il Nuovo Testamento straordinariamente femminista, e l’istituzione Chiesa". E ora? "Le donne devono entrare nella Chiesa, essere ascoltate – dice - ma come diverse, come laiche per eccellenza. Questo instilla un’innovazione molto forte". Cambiare, ora, si può, secondo Scaraffia, ma il cambiamento non dev’essere legato al potere.

"La donna deve coltivare la capacità di aver cura degli altri. Un modello per l’umanità, anche per il maschile". L’incontro ha trattato anche del femminile nel mondo islamico, con Maryan Ismail , antropologa italo-somala musulmana. "Le donne sono state scippate dal potere e dalla decisionalità, nonostante il Corano dia degli spunti diversi rispetto all’immaginario del femminile nell’Islam".

Pone l’accento sulla questione del potere: "In Occidente ci si ferma alla banalità del velo e ancora una volta sul corpo della donna, ma non si parla dei veri nodi. La questione sta nell’esercizio del potere, spesso non familiare alle donne. Solo imparandolo, maschile e femminile potranno essere uguali".