Ferrara, 9 gennaio 2019 - Secondo una leggenda, nello splendido ‘bugnato’ sarebbe nascosto un diamante vero. Ma le punte del palazzo creato da Biagio Rossetti assomigliano oggi, piuttosto, a spine: il progetto di ampliamento del polo espositivo – in particolare l’edificazione di una struttura in vetro e acciaio nel cortile interno, a collegamento delle sale di mostra – registra la discesa in campo di un’autentica task force.

Da Massimo D’Alema a Tahar Ben Jelloun, dall’ex ministro dei Beni Culturali Massimo Bray a Maurizio Costanzo, da Pupi Avati a Philippe Daverio, dagli scrittori Claudio Magris, Pietro Citati, Raffaele La Capria, sino agli attori Monica Guerritore, Giancarlo Giannini e Michele Placido: oltre 200 intellettuali e artisti firmano l’appello per impedire «che il più importante edificio dell’Addizione Erculea venga aggredito, nella sua perfezione, da un progetto del costo di 3 milioni e mezzo di euro».

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A denunciare il temuto scempio, già a fine 2017, era stata Italia Nostra; le accuse si erano sopite, mentre il progetto iniziava il lento tour autorizzativo (attualmente è al vaglio della Soprintendenza). Di recente la fiammata, innescata da Vittorio Sgarbi: proprio mentre era in corso la mostra di Gustave Courbet (conclusa domenica scorsa), il critico ha definito «improvvido e insensato» l’intervento, chiedendone la revoca. Lo scontro con il Comune è stato immediato: ad accentuare i toni, gli strascichi della frizione sulla mostra della Fondazione Cavallini Sgarbi in Castello. La proposta di prorogarla a primavera è stata cassata dall’amministrazione, tra Elisabetta Sgarbi e il sindaco Tiziano Tagliani è calato un gelo avvelenato, l’attenzione si è perciò spostata – quasi per osmosi – sul candido palazzo dei Diamanti.

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«L’intervento soffoca il rapporto dell’edificio con lo spazio aperto della città – riprende l’appello –. Assume lo stesso assurdo significato che avrebbe aggiungere un canto alla Divina Commedia o all’Orlando Furioso». Così intellettuali, uomini e donne di cultura e di spettacolo hanno raccolto l’invito della Fondazione Cavallini Sgarbi: la petizione, si legge, «non è contro nessuno, ma vuole difendere l’integrità, minacciata da una visione utilitaristica, di un monumento che appartiene all’umanità. Ciò che vale per Dante e per Ariosto, vale per Biagio Rossetti».

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L’elenco dei firmatari è tonante: ci sono architetti celebri (Mario Botta, Pierluigi Cervellati, Pier Luigi Cerri), alcuni dei quali hanno lavorato anche a Ferrara; registi di fama internazionale come Amos Gitai – che sta valutando di girare un film proprio sul Rinascimento estense –, star della musica come Albano e Mogol. E i politici: oltre a D’Alema, i sindaci di Palermo e Firenze Leoluca Orlando e Dario Nardella, il presidente dell’Anci Enzo Bianco e il deputato Pd Giuseppe Fugaroli. Non manca il patron di Eataly Oscar Farinetti, anche lui tra i contrari che nel polo espositivo venga realizzata, tra l’altro, una moderna caffetteria.

Il Comune si difende dicendo che nulla di strutturale sarà aggiunto al palazzo. Sgarbi rilancia. «Con la stessa cifra, si può recuperare il magnifico Palazzo Prosperi Sacrati, situato proprio di fronte ai Diamanti, anch’esso di proprietà del Comune. Si avrebbero due strepitosi contenitori culturali, e si eviterebbe uno scempio». Parola dunque al ministero, mentre a Ferrara Arte la direttrice Maria Luisa Pacelli sta allestendo l’ultima mostra (‘Boldini e la Moda’, vernice il 16 febbraio), dopo la quale dovrebbero partire i lavori. Task force permettendo.