Operaia al lavoro (archivio)

Ferrara, 10 maggio 2018 - Il tessuto economico ferrarese ha fame di ‘super tecnici’. Per azzannare la ripresa, le aziende hanno bisogno di personale specializzato nei più svariati settori, ma spesso faticano a trovarlo. E questo nonostante università ed istituti tecnici sfornino fior di diplomati e laureati. A lanciare l’allarme è Confindustria Emilia, sulla scorta di un recente studio sull’argomento. Stringendo il focus sulla provincia estense, il gap tra domanda e offerta sarebbe di circa trecento profili. Informatici, meccanici, periti e ingegneri elettronici o meccatronici ma anche saldatori esperti, tornitori e tanto altro. Trecento figure altamente specializzate alle quali le ditte del nostro territorio farebbero a gara per offrire un posto di lavoro. E, senza le quali, il motore manifatturiero del Paese rischia di piantarsi per assenza di carburante. «Il tema della carenza di risorse tecniche è generalizzato – è l’analisi di Alberto Vacchi, presidente di Confindustria Emilia area centro (foto a sinistra)–. È uno dei grandi limiti di un territorio virtuoso che si sta riprendendo».

La presenza di queste figure altamente specializzate è fondamentale per imprimere il colpo di reni a una ripresa che fatica a spiccare il grande balzo. «Ferrara ha potenzialità inespresse nell’ambito del manifatturiero – prosegue Vacchi – e quindi è ancora più determinante per questa realtà poter contare su figure del genere. È l’unico modo per entrare nelle fasce di mercato che stanno continuando a trainare». Il dossier di Confindustria punta il dito contro un problema che è stato per lungo tempo trascurato. Ma qual è l’origine di questo divario tra posti vacanti che non riescono a venire occupati e un territorio in cui la disoccupazione giovanile segna ancora livelli preoccupanti? La causa più plausibile è l’ancora eccessiva ‘distanza’ tra scuola e mondo del lavoro. «Per molto tempo – puntualizza il presidente di Confindustria Emilia area centro – c’è stato un disaccoppiamento tra le tendenze del mondo industriale e i percorsi formativi. Tutti quanti abbiamo sottovalutato il tema. Adesso, già da un anno e mezzo, sono stati messi in atto alcuni rimedi. Bisogna però tenere presente che un ragazzo ha bisogno di cinque anni per potersi diplomare. Stiamo comunque lavorando per venirne fuori».

Fondamentale in questo senso anche il rapporto con le università, che ogni anno sfornano centinaia di ingegneri, fisici e matematici, e con gli istituti tecnici. «Abbiamo messo in atto tutte le azioni necessarie su questo fronte – conclude Vacchi –. Esiste un gap temporale che stiamo cercando di colmare nel più breve tempo possibile».