L’udienza si è tenuta a Pontelagoscuro. Nella foto l’avvocato Michele Ciaccia
L’udienza si è tenuta a Pontelagoscuro. Nella foto l’avvocato Michele Ciaccia

Ferrara, 21 settembre 2017 - Sette ore, per iniziare. Sette per motivare ogni richiesta delle oltre 1200 parti civili pronte a chiedere i danni ai 12 imputati del crac Carife.

Ma per l’apertura dell’udienza preliminare – al centro i 150 milioni di aumento di capitale del 2011 ragranellati ai risparmiatori ferraresi prima del commissariamento e del default –, i numeri annunciati al centro sociale di Pontelagoscuro non hanno rispettato le attese.

Dell’esercito di potenziali parti lese, erano poco più di un centinaio quelle presenti. Scelta precisa dei legali, «anche – dicono senza tanta convinzione – per ragioni di ordine pubblico». Ore 9.30, il gong. Nell’insolita aula da oltre 1500 posti del Quadrifoglio, con il pm Stefano Longhi e il procuratore in pectore Patrizia Castaldini a rappresentare l’accusa (13 capi di imputazioni), si comincia dando la parola agli avvocati delle parti civili. «Da parte nostra – spiega Bruno Barbieri per Codacons – siamo 560 e riteniamo che sia gli azionisti che hanno sottoscritto l’aumento di capitale, sia quelli che hanno sottoscritto azioni o obbligazioni in precedenza, abbiano il diritto a far parte del processo».

Secondo qualche conteggio, addirittura il numero totale sfiorerebbe i 1300. «Poi vedremo...», replica sarcastico l’avvocato Dario Bolognesi (per Michele Sette e Davide Filippini, direttori finanza e risorse bilancio della vecchia Carife). Il 9 e 10 ottobre, infatti, toccherà proprio ai legali difensori controbattere e chiederne l’estromissione.

Il gup Piera Tassoni poi si riserverà e rinvierà la decisione al 19 quando sono già in calendario anche le richieste di citazione di responsabili civili e, a seguire, le eccezioni. Curiosa la posizione dell’avvocato Gianluigi Bezzi, difensore di Ezio Soardi, ex vertice di Banca Valsabbina, che ha chiesto di potersi costituire per la stessa «perché ritengo sia stata danneggiata patrimonialmente. L’istituto – accusato di aver scambiato azioni con Carife per farle raggiungere i 150 milioni per l’aumento di capitale, ndr – ci ha rimesso 10 milioni di euro, ottenendo in cambio carta straccia. Questo perché ci siamo fidati del prospetto che ci è stato presentato». Richiesta di essere parte lesa – contestatissima dai risparmiatori – è stata avanzata anche dai legali di Consob e Bankitalia nei confronti del Cda di Carife per i capi 3 e 4 (ostacolo delle funzioni di controllo e false comunicazioni). E siamo solo all’inizio.