Massimo Zanirato della Uil (foto Businesspress)
Massimo Zanirato della Uil (foto Businesspress)

Ferrara, 30 dicembre 2018 - Massimo Zanirato, segretario provinciale della Uil ci parla della sua esperienza tra i lavoratori e dell’assenza del tema lavoro dalla campagna elettorale.

Il sindacalismo al tempo dei social network?

«Strano. Ma è importante restare aggiornati. Anche se nulla può trasmettere le sensazioni di un’assemblea in fabbrica».

Sensazioni?

«Stare in mezzo alle persone. Chiedo ancora di essere spedito volontario nei luoghi delle vertenze. Nulla può sostituire i rapporti veri, anche nelle situazioni tese».

Quali tensioni ci porteremo nel 2019?

«Tante piccole realtà che quasi mai trovano spazio né sui media né nel dibattito locale. Vm-Fca e Berco diventano temi condivisi. Ma le piccolissime imprese in difficoltà non fanno notizia».

E invece?

«Ci sono situazioni complicate. E per noi c’è la sfida da cogliere: un sindacalismo che parla ai bisogni dei singoli. Sono sempre di più i casi di nuovi tesseramenti che nascono dalla capacità del sindacato di risolvere situazioni personali».

Un esempio?

«Il dipendente di una micro realtà che non prende lo stipendio da cinque mesi. O che si vede cambiato l’inquadramento contrattuale a seguito di un passaggio di proprietà».

Com’è percepito il sindacato?

«È come se ci avessero applicata addosso una plastica scadente. Una cosa che deforma la realtà».

Altro esempio?

«Diciamo che è così dal governo Monti in avanti. Il premier Conte ha citato l’Avaro di Molière per commentare le critiche agli effetti della manovra sulle pensioni. Si usano slogan e megafoni».

Perché siete visti così male?

«Perché a differenza dei partiti sappiamo parlare alle persone. Stiamo in mezzo ai loro problemi, quelli veri».

Che autocritica si farebbe?

«Non siamo stati capaci a staccarci dalla politica. Siamo percepiti, spesso, come collaterali ai partiti. Dobbiamo riconquistare il nostro spazio vitale restando nel merito delle cose».

Quali sono le categorie che oggi la preoccupano di più?

«Anziani e persone sole, che spesso coincidono. Ferrara è una delle città più anziane d’Italia con bisogni sociali in aumento. Ma le risorse sono sempre meno. Senza dimenticare che i nostri anziani, in questo decennio di crisi, sono stati il nostro welfare familiare».

Ferrara tra pochi mesi sceglierà il nuovo sindaco. Il tema del lavoro è presente in questo inizio di campagna elettorale?

«No. E quando è citato lo è in modo non convincente. Non basta dire che bisogna abbassare il costo del lavoro. All’azienda puoi anche ‘regalare’ un dipendente ma se questa non ha lavoro non assume».

Nemmeno il tema della ripresa economica è sufficientemente trattato?

«Poco. Ferrara è, economicamente, il fanalino di coda della regione. Lo è anche per la carenza di infrastrutture. Cispadana e terza corsia dell’A13 che fine hanno fatto?».

Come descrive il suo lavoro a suo figlio?

«Quando era piccolo raccontava che il papà di lavoro parlava, telefonava e scriveva appunti».