Ferrara, 29 marzo 2018 - Sull’onda del successo elettorale alle politiche – a Ferrara, è passata in cinque anni dal 2,8 al 24,7 per cento – la Lega sta inevitabilmente accarezzando obiettivi politici ambiziosi. Ne parliamo con Alan Fabbri, classe 1979, ex sindaco di Bondeno, attuale capogruppo del Carroccio nel Consiglio regionale e segretario provinciale dello stesso partito.

Sono passate due settimane dal voto: che clima si respira a Roma, in Regione e in città?

«A mio avviso Salvini si sta muovendo molto bene, abbiamo dato un grande esempio di responsabilità a dispetto della campagna di delegittimazione mossa contro la Lega dal centrosinistra. In Regione c’è molta preoccupazione e si respira nell’aria che è cambiato il clima politico, il nervosismo dei vertici Pd è palpabile. In città invece c’è grande attesa: vedo un mondo che si sta avvicinando al centrodestra come dopo la Liberazione, la gente ha meno paura di esporsi e molti ci incoraggiano ad andare avanti verso la vittoria alle amministrative 2019».

Quindi l’obiettivo è dichiarato?

«Intanto portiamo avanti il lavoro dei due parlamentari sul tema Carife, sicurezza per Ferrara e ricostruzione post sisma per l’Alto Ferrarese. Saremo vigili sull’abolizione della legge Fornero e su Opzione Donna. E sì, vogliamo portare a casa 12 Comuni e ovviamente il capoluogo».

Lega quindi pronta a governare Ferrara? Un po’ ambiziosi...

«Parlo da ex sindaco, che guida i cittadini di ogni colore, e dico che lavoreremo in questo anno per trovare il candidato migliore, uno in grado di mettere assieme le diverse forze del centrodestra. Lavoreremo per un progetto civico che, partendo dal centrodestra, attinga e guardi - perché no? - anche al centrosinistra. Un conto è il voto politico nazionale, altra cosa il voto amministrativo. C’è una voglia di cambiamento a Ferrara, asfissiata dal Pd locale, che dobbiamo cogliere».

Crede davvero che il Pd locale abbia fatto solo danni a Ferrara?

«Danni enormi, vedi sicurezza, degrado e Carife. Per non parlare dello spostamento fuori città dell’ospedale o del sistema di raccolti dei rifiuti con calotta. Ma a livello di amministrazione, in tema di cultura e riqualificazione dei palazzi e delle infrastrutture, qualcosa s’è visto. E va detto».

Lei parla di apertura al centrosinistra ma vedo difficile un’alleanza tra Nicola Lodi, per fare un esempio, e gli ambienti vicini al centrosinistra, in particolare di certa borghesia ferrarese...

«Quando parlo di centrosinistra non intendo i dirigenti del partito ma quella parte della società ferrarese che non si riconosce più in questo Pd e che può dare il suo consenso e contributo ad un progetto politico di rilancio della città che vada oltre gli steccati».

Si direbbe la svolta moderata di Alan Fabbri...

«Chi ha un passato da sindaco, e si sta impegnando nelle istituzioni regionali da anni, sa bene che un conto è la campagna elettorale o la battaglia politica, un conto è amministrare. Altrimenti non avrei vinto con oltre il 65 per cento dei consensi al primo turno alle ultime amministrative di Bondeno».

Mi consenta un’altra obiezione: Ferrara non è Bondeno...

«E’ vero, ma i probemi concreti si affrontano con pragmatismo sia a Bondeno che a Ferrara, attraverso la competenza ma anche un confronto costante con i cittadini, non chiudendosi nel palazzo con altezzosità e arroganza, come ha fatto il Pd in questi anni. La differenza tra noi e il Pd è che noi siamo abituati alle critiche: loro no. Ma ora i tempi sono cambiati».

Come ha detto Salvini, non dovrà essere per forza una candidatura di Alan Fabbri sindaco quindi?

«Non escludo alcuna possibilità: candideremo la figura migliore per vincere, attorniato da una bella squadra di assessori con voglia di lavorare».

Se il centrodestra dovesse governare a livello nazionale, come vedrebbe un’alleanza con i 5 stelle anche a Ferrara?

«Come ho detto prima, siamo disponibili ad un confronto sulle cose da fare mettendo da parte, se fosse necessario, l’orgoglio partitico puntando su un programma elettorale ben preciso».

Ma è ipotizzabile anche la conquista della Regione?

«Per la prima volta, il centrodestra è la prima coalizione in regione. E’ chiaro che il Pd insieme ad altre forze di sinistra cercherà di compattarsi per mantenere il potere fino al dicembre 2019. Tutto dipenderà dalla data delle elezioni e da come ci muoveremo con il Movimento 5 stelle».