Ferrara, 11 giugno 2019 – «Tagliare il codino? Non se ne parla nemmeno». Alan Fabbri, nuovo sindaco leghista di Ferrara con il 56,77 per cento dei voti, su questo tasto non recede, così come fece cinque anni fa di fronte al pressing di Silvio Berlusconi, al quale fu presentato prima di candidarsi alle regionali del 2014. Accerchiato da stampa e televisioni, e attorniato dai suoi sostenitori, appare ancora incredulo ma le idee sono chiare.

Che significato ha la vittoria a Ferrara dopo 74 anni di governo della sinistra?

«È una svolta storica, che dipende certo dal radicale cambiamento del clima politico generale ma anche dal fatto che qui, negli anni, la sinistra si era chiusa nel palazzo, allontanandosi dai cittadini. Noi abbiamo conquistato Ferrara aprendoci al dialogo, e ascoltando le persone senza denigrare alcuno».

Dopo Ferrara crede davvero che la Lega potrà conquistare anche la Regione Emilia-Romagna?

«Questo obiettivo è, secondo me, raggiungibilissimo. Bisogna trovare il candidato giusto».

Uno dei cavalli di battaglia leghisti è stato senza alcun dubbio la sicurezza. Ora che siete alla guida della città, come intendete passare dagli slogan ai fatti concreti?

«Quella per la sicurezza è stata una battaglia determinante. Il degrado di certe zone della città è sotto gli occhi di tutti da anni. Da subito cercheremo di collaborare con le forze dell’ordine, mettendo a disposizione anche la professionalità della nostra polizia locale, e investiremo ancor di più in videosorveglianza e nel decoro dei quartieri a rischio. Il tutto mantenendo i contatti con i cittadini, che in questi anni sono stati presi in giro e mai ascoltati».

Durante la campagna elettorale, lei è stato spesso attaccato sul piano personale: cosa si sente di dire ora ai suoi detrattori?

«Nulla. I miei genitori mi hanno insegnato la buona educazione e il rispetto degli altri. Non scenderò al livello di chi mi ha attaccato. Io sono come mi si vede, sono spontaneo e genuino e so che questo dà fastidio a certi ambienti della sinistra radical chic, la stessa che i ferraresi hanno deciso di mandare a casa».

Quali le priorità della sua amministrazione, una volta insediata?

«Il bilancio è già stato approvato dall’amministrazione uscente ma studieremo alcune variazioni».

Per cosa, in particolare?

«Voglio trovare alcune soluzioni sulla fiscalità locale, tipo imposta comunale sulla pubblicità e passi carrabili, e per l’Imu sui fabbricati agricoli. Poi vorrei trovare un accordo con l’azienda sanitaria per portare alcuni servizi da Cona al centro cittadino. E proseguire sul progetto di ‘Ferrara capitale della cultura’».

Non mi sembrano cavalli di battaglia leghisti...

«Lo sono. Così come l’inserimento del criterio della residenzialità storica per l’accesso alle graduatorie della case popolari: non vogliamo lasciare indietro nessuno».

È consapevole del fatto che il Pd e i suoi alleati non le lascerannno vita facile?

«Sì, ne sono consapevole. Ma noi risponderemo loro lavorando sodo e mantenendo il sorriso. Se fossi in loro, ragionerei sugli errori commessi e farei un bagno di umiltà».

Le sue prime dichiarazioni da sindaco eletto sembrano improntate a un certo moderatismo: è la via ferrarese al leghismo?

«Voglio essere il sindaco di tutti, non mi interessano le provenienze politiche dei cittadini né i loro gusti sessuali. Voglio fare tesoro della mia esperienza a Bondeno e in Regione per fare bene. E mi piacerebbe lavorare con i sindaci di tutti i colori politici per risollevare, assieme al capoluogo, l’intera provincia».