Ferrara, 26 giugno 2018 - TRA VINTI e vincitori c’è di mezzo un sogno: Ferrara. L’ultima tornata elettorale ha confermato i nuovi rapporti di forza della politica italiana. Il centrodestra è sempre più polarizzato sulla Lega, il Movimento Cinque stelle si conferma primo partito italiano e, a sinistra, fronte Pd, non resta che piangere. «Da un lato la concretezza degli amministratori legali – analizza Alan Fabbri, capogruppo Lega in Regione – e dall’altra la nuova politica del ministro Salvini». Nuova politica che, per Fabbri, ha due capisaldi: «il contratto di governo» e l’uso dei social di Salvini. «Un modo – dice Fabbri – per spiegare quello che si fa e, soprattutto, per dimostrare che alle promesse seguono i fatti». E sul piano locale i nuovi risultati lasciano presagire ciò che avverrà in città l’anno prossimo. «La Lega sta dimostrando di essere leader. Sta dimostrando di essere l’ossigeno di cui questa città ha bisogno per non non morire soffocata». Parole che disegnano la strategia di avvicinamento agli incontri destinati a segnare la squadre che contenderà al centrosinistra il governo del municipio.

DALL’ALTRA parte della barricata Paolo Calvano, segretario regionale del Pd. «Questa tornata di ballottaggi si è chiusa anche con la vittoria a Salsomaggiore del nostro candidato Filippo Fritelli e complessivamente questo turno amministrativo ci consegna il governo di dieci comuni su diciotto, due in più di quelli che avevamo, quindi è stata un’elezione tutt’altro che negativa. Non può però chiaramente essere una consolazione perché il dato di Imola pesa molto sullo scenario complessivo». E la caduta di Imola impone una riflessione più generale. «Credo sia giusto e opportuno confrontarsi sul perché abbiamo perso, su quello che è successo e sul futuro del Pd. Lo faremo qui e credo sia giusto farlo contemporaneamente anche a livello nazionale. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che per opporci al vento che soffia e alimenta la rabbia e le paure delle persone occorre essere saldi, capaci di proporre una visione alternativa. Dobbiamo avere una identità che, in questo momento, lo dico con dispiacere, non abbiamo. Occorre quindi ripartire e bisogna farlo con un congresso, anzi, con i congressi, a tutti i livelli del nostro partito. Congressi veri che ci dicano qual è la strada che vogliamo prendere. Lo avevo proposto già all’indomani del voto del 4 marzo e lo ribadisco ora: è urgente convocare in tempi rapidi e certi i nostri elettori e iscritti».