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Zanforlini, "Io sospeso dal Movimento solo via Whatsapp, nessun provvedimento"

"Non ha chiarito i dubbi sull’appartenenza alla massoneria". Lui: "Inquisizione"

Ultimo aggiornamento il 18 febbraio 2018 alle 19:10
David Zanforlini (Businesspress)

Ferrara, 18 febbraio 2018 - David Zanforlini, l’avvocato ferrarese candidato dei 5 stelle a Ravenna, è stato sospeso dal movimento.  Sospeso via Whatsapp senza ancora alcun provvedimento formale, afferma lo stesso Zanforlini, che spiega la sua situazione dentro il M5s dopo alcune rivelazioni sul suo presunto passato da massone che, dice, sarebbero scaturite «da mail anonime». Su di lui infatti pendel’accusa dei grillini di aver fatto parte della massoneria, appartenenza non dichiarata al momento della sottoscrizione della candidatura. Accusa che il candidato respinge, specificando di non pronunciarsi sul suo passato «per non prestarmi a una persecuzione», mentre denuncia un clima da inquisizione.

Ieri la vicenda Zanforlini è deflagrata proprio a Ravenna, dove era in programma la presentazione dei candidati del M5S. Presentazione alla quale Zanforlini è stato invitato a non presenziare, con un sms inviato da Ilaria Morghen, consigliere comunale a Ferrara. «Aveva firmato il nostro codice etico che dice esplicitamente che non può essere candidato chi ha fatto parte, prima o dopo la candidatura, della massoneria – afferma la Morghen –; quando è esploso il caso, gli abbiamo chiesto una dichiarazione di trasparenza, che non è mai arrivata».

La candidatura, perciò, è sospesa in attesa che si pronuncino i probiviri. «Nulla di personale contro Zanforlini, e neppure diciamo che appartenere alla massoneria è reato – prosegue la Morghen –, ma quando gli abbiamo chiesto di dimostrare di non aver mai fatto parte di logge massoniche, o quanto meno di fare una dichiarazione via Facebook, lui non ha fornito la documentazione richiesta e si è impuntato. Ora lo staff sta valutando la situazione e non sappiamo quale sarà l’esito. Da qui la sospensione».

Zanforlini si ritrova pertanto in una sorta di limbo: «Anche se volessi, tecnicamente non potrei nemmeno ritirare la candidatura – afferma –. Se verrò eletto? Non so cosa farò. Dipende da cosa deciderà il Movimento 5 Stelle». L’ipotesi più probabile è che all’avvocato ferrarese venga revocato l’uso del simbolo dei grillini, e che di fatto venga estromesso – come è avvenuto già ieri a Ravenna – da ogni iniziativa elettorale dei pentastellati. In ogni caso non arretra: «Resto rigido sulla mia posizione. Ho il diritto di tutelare la mia vita privata. Se non ho fatto niente di illecito, non mi si può chiedere nulla. Mi fa paura questa voglia di controllare il mio passato. Io mi rifiuto di bruciare le persone sul rogo, non sono un inquisitore».

In ogni caso, poiché la situazione è stata originata da una lettera anonima (nella quale si fa riferimento al ruolo di spicco che Zanforlini avrebbe rivestito nella loggia Giordano Bruno, assumendo anche l’incarico di Giudice Circoscrizionale del Grande Oriente d’Italia), l’avvocato ferrarese preannuncia «una denuncia alla Polizia Postale, perché è mio diritto anche perseguire chi, in questa forma vigliacca, ha diffuso presunte informazioni sulla mia vita personale». Per quanto riguarda i rapporti con il Movimento 5 Stelle, Zanforlini non tace neppure la propria delusione: «La situazione gli si è incartata in mano, secondo loro avrei dovuto fare una ricusazione pubblica di non so cosa, come se fossi colpevole di un illecito. Non so cosa accadrà, potrei anche pensare di presentare un ricorso contro la sospensione, se e quando mi verrà comunicata ufficialmente».

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