Ferrara, 25 aprile 2016 - Michele è in corteo con i suoi tifosi. Michele festeggia la serie B con loro, oppure sono loro a festeggiarla con lui, la simbiosi è tale che quasi si fatica a capire chi è il protagonista e chi il supporter. A proposito, c’è chi scommette che in piazza (le foton della festa per la promozione della Spal) l’altra sera c’erano diecimila persone.

Michele tiene in mano una birra come i suoi sostenitori. Regge la bottiglietta ormai agli sgoccioli fino a che non vede dall’altra parte della strada un cassonetto per il vetro. Allora si stacca dal corteo e va a deporre il vuoto nella campana verde, poi rientra nella fila, canta e balla come uno dei tanti. Di mestiere corre, non è gran fatica. Michele è Castagnetti, regista della Spal che torna in serie B 23 anni dopo. Ma che dire della squadra intera che dopo qualche centinaio di metri rinuncia al pullman per mischiarsi con la propria torcida, e festeggiare recandosi in piazza a piedi, senza piedistallo alcuno, senza separazione con il pubblico?

Nicolas il giorno dopo affida a Facebook il dolore per la morte del cagnolino Sandy, «proprio nel giorno più bello, quando c’erano anche i miei genitori in tribuna». Nicolas, con o senza acca, è Giani, il capitano della Spal. Poco più tardi Tommaso dal palco lancia l’ultimo coro: «Chi non salta reggiano è». E’ lo sfottò classico nei confronti dei rivali granata, storici antagonisti. Tommaso è Silvestri, difensore, uno dei tre veterani di questa Spal. Il coro è da tifosi, Tommaso fa il tifoso. E loro, i tifosi veri, lo sentono come parte di sè.

Piccoli esempi, altri e più importanti se ne potrebbero citare. Su tutti, uno. Semplici ha alternato spessissimo tutti i giocatori. Molti restano fuori ogni volta. Non si ha notizia di un lamento, di una protesta, di una intervista polemica. Salvatori della patria di gennaio quali Schiavon e Grassi aspettano in panchina senza disfare la tela. Architravi del progetto come capitan Giani e Branduani, uguale.

Questi ragazzi sono uomini, e sono amici tra loro. Il tessuto che li cementa spiega più e meglio di troppi argomenti tecnici il grande, silenzioso segreto di questa Spal: non si vince, o quantomeno non si vince così, se non si è qualcosa di più di bravi calciatori. Non c’è impresa sportiva che non affondi in ragioni che esulano dal mero contesto tecnico-tattico-agonistico. Gli addetti ai lavori tendono a riassumere questi ingredienti alla voce spessore umano

Il non detto del trionfo della Spal risiede anche in questo spesso trascurato fattore: la qualità della persona e le felici relazioni tra i vari individui che compongono un gruppo. Tutto questo esisteva nella Spal di Caciagli, in quella di Gibì Fabbri, ed esiste anche in quella di Semplici.

Questi ragazzi nella loro vita non si perderanno mai tra di loro come è stato per quelli che ragazzi non sono più e la loro impresa l’hanno compiuta nel 1973 o nel 1992. Certo, portare la bottiglia nel cassonetto non basta, vinceremmo un campionato anche noi se fosse la sola cosa. Ma mai trascurare certe campane. Anche se sono verdi e contengono solo vetro in frantumi.