Ferrara, 2 settembre 2021 - Mentre la Spal fa un passo avanti per sciogliere il nodo di uno stadio per metà sotto sequestro, le difese di alcuni dei nove indagati nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di ampliamento del 2018 affilano le proprie armi. Annunciata sin dalle prime ore dopo i sigilli di metà agosto, i legali si apprestano a formalizzare la richiesta di incidente probatorio. I primi a invocare l’intervento di un tecnico super partes per chiarire una volta per tutte la situazione di curva Est e copertura della gradinata Nord sono stati gli avvocati Alberto Bova e Vincenzo Bellitti, difensori del progettista e direttore dei lavori Lorenzo Travagli e dei collaudatori Alessio Colombi e Fabrizio Chiogna. A loro si è aggiunto nell’istanza anche Giuseppe Tassi, legale rappresentante di Tassi Group, azienda incaricata dei lavori (difeso dagli avvocati Giulio Garuti e Paolo Loberti). La richiesta di incidente probatorio, a quanto si apprende, verrà depositata nella giornata di oggi. A quel punto la palla passerà al tribunale che dovrà decidere se accoglierla o respingerla. Nel caso il giudice per le indagini preliminari desse l’ok, si dovrà nominare un tecnico super partes per svolgere una nuova perizia sui settori di stadio ritenuti insicuri dal consulente della procura.

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Al di là della formalizzazione di un’istanza ampiamente annunciata, rimane un interrogativo. Una nuova perizia comporterà dei ritardi nel progetto che la Spal (utilizzatore dell’impianto) sta approntando per eliminare le criticità riscontrate dal tecnico del pm nel corso delle indagini? Un dilemma per il quale, al momento, non c’è una risposta certa anche se, alla luce dell’attuale situazione e del punto al quale sono arrivate le indagini, le due attività non dovrebbero entrare in conflitto. La perizia super partes dovrebbe infatti concentrarsi soprattutto sulle carte relative allo stato dei luoghi già ‘fotografato’ nel 2019, a seguito del primo sequestro.

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Un provvedimento, va specificato, diverso da quello di quest’anno. Nel 2019, infatti, si trattava di un sequestro probatorio, finalizzato a inquadrare la situazione dell’epoca attraverso accertamenti irripetibili svolti in contraddittorio. I sigilli posti nell’agosto di quest’anno sono invece un sequestro preventivo, misura finalizzata a impedire che il reato ipotizzato venga portato a ulteriori conseguenze. Un provvedimento non legato quindi a esigenze di prova o difensive. Tornando all’incidente probatorio, è molto probabile che il perito del tribunale – qualora venga accolta la richiesta delle difese – lavori sulla base della documentazione già acquisita nel contraddittorio tra le parti e relativa alla situazione del luglio 2019. Insomma, il tutto non dovrebbe (condizionale d’obbligo) incidere sul progetto in corso di studio da parte della Spal, che ha incaricato il professor Gian Michele Calvi, direttore dell’omonimo studio e docente di Tecnica delle Costruzioni allo Uiss di Pavia.

Tornando agli indagati, parallelamente alla richiesta di incidente probatorio sono state avanzate anche alcune istanze di interrogatorio. Tra queste ci sono quelle di Travagli e Chiogna (avvocato Bellitti) per il quali l’appuntamento è fissato per la settimana prossima. "Ribadiremo che tutto quanto è stato disposto è assolutamente inutile per garantire la sicurezza dello stadio – commenta il legale –. Se era sicuro nel 2019 non vedo perché non debba esserlo anche ora". L’avvocato Bova (difesa Colombi) depositerà a breve alcune memorie difensive. "L’impianto – osserva – necessita di manutenzione ordinaria, come previsto dal contratto, ma non di quegli interventi di cui parla il consulente del pubblico ministero. L’opera è già sicura così com’è. Siamo certi che ci verrà data ragione".