Cento (Ferrara), 11 giugno 2018 - LA BENEDETTO XIV ha scritto una nuova e prestigiosa pagina della storia sportiva centese guadagnando per la prima volta la promozione in serie A di basket.

Ore piccole, per il sindaco di Cento Fabrizio Toselli. A Montecatini era in curva o in tribuna vip?

«In curva, chiaro. E ho provato sensazioni».

Le descriva.

«Quando sono diventato sindaco sono stato da alcuni accusato di non essere centese al cento per cento. Sono di Sant’Agostino».

E allora?

«L’altra sera ho sentito un fortissimo senso di appartenenza. Sono stato bene, ho gioito con tanti concittadini».

Il campo parla da solo: cavalcata clamorosa. Ma per Cento la serie A di basket cosa rappresenta?

«Diverse cose. La prima, fondamentale: credo sia la pagina più importante della storia sportiva della città».

E fuori dal campo?

«Un sogno che si realizza dopo tanti anni. E, cosa più importante, la nostra grande occasione».

Sintetizzando senza slogan elettorali?

«Questo risultato vorrei fosse colto da Cento come Ferrara ha fatto con la Spal. Indotto, economia che si mette in moto. Visibilità, non solo in Emilia-Romagna. Cento c’è, ora, anche a livello nazionale».

Si parla di referendum per passare da Ferrara a Bologna.

«Preferisco vincere i due derby con Ferrara. Il tema provincia è superato dagli eventi. Questi enti contano poco e conteranno sempre meno».

A proposito: da dove nasce questa rivalità tra voi e i ferraresi?

«Ne parla la storia. So che la rivalità è accesa. Estendendo il ragionamento, Cento storicamente sul piano economico e occupazionale ha sempre fatto la differenza nella nostra provincia».

Come motiva la divisione?

«Cento è stata sempre molto orgogliosa di se stessa e del suo ruolo. Ferrara (tra virgolette) forse un po’ invidiosa della nostra posizione sullo scacchiere»

Oggi un po’ meno, tra crisi e ferite del terremoto anche voi siete in cerca d’autore.

«Lo so. Cento deve ritrovare la sua centralità economica e politica. Ecco perché questa deve essere una promozione non solo sportiva ma di comunità».

Modello Spal?

«In proporzione credo sia l’esempio da seguire. Lo sport è un fenomeno che può risvegliare energie che vanno oltre il campo da basket o da calcio».

Però siete costretti a giocare le prime gare fuori da Cento, a San Lazzaro di Savena.

«Questo perché per quasi due decenni al palazzetto nessuno aveva mai messo mano. Noi investiamo 3,6 milioni di euro per l’ampliamento e la messa a norma. Si tratta di un lavoro complessivo e costoso».

Tempi di rientro in città?

«Non siamo ancora in grado di dare date certe. Almeno aspettiamo il bando».

Perché due decenni di buio?

«Dovreste chiederlo ad altri. So per certo che se guardo i comuni vicini vedo che negli anni hanno fatto passi da gigante rispetto a noi. Sant’Agostino, Pieve e San Giovanni in Persiceto 15 anni anni fa erano più arretrate. Oggi sono molto più avanti. Dobbiamo recuperare terreno».

Cosa porta a casa da Montecatini?

«La serie A, una grande opportunità e un profondo senso di appartenenza a Cento. In fondo tutti abbiamo scritto una piccola pagina di storia».

Riscatto, quindi.

«Siamo ancora una città ferita dal terremoto. E ora ripartiamo. Cento vuole tornare al centro della scena. Lo dice la storia di questa città».