Mario De Sisti, morto a 76 anni (foto Businesspress)
Mario De Sisti, morto a 76 anni (foto Businesspress)

Bologna, 13 maggio 2017 – Aveva compiuto da poco 76 anni, perché era nato a Ferrara il 3 aprile 1941. La pallacanestro italiana e non solo quella, piange la scomparsa di Mario De Sisti, allenatore di basket che in carriera era stato capace di regalare tre promozioni in A1 e pure una storica Coppa Korac (storica perché inaspettata) alla Virtus Roma nel 1986.

Di fatto uno dei tecnici che avevano contributo alla definitiva trasformazione della pallacanestro in basket, uno sport più moderno senza perdere il suo alone romantico ed eroico. Aveva allenato la nazionale italiana under 18, ma anche Udine e Treviso, Gorizia e Virtus Roma, Pallacanestro Livorno e Sassari, Napoli e Reyer Venezia, Pistoia, Torino, Rovereto. La sua visione della pallacanestro e la capacità di guardare oltre lo avevano portato, ben prima delle esperienze degli ultimi allenatori di casa nostra, all’estero, alla guida del Nyon e della Nazionale svizzera, della nazionale dell’Uruguay e della Repubblica Centrafricana. Tra i suoi capolavori, oltre alla già citata conquista della Coppa Korac, anche l’avventura a Treviso che guidò dalla serie B alla massima serie.

Di Mario De Sisti e del suo lavoro parla, come sempre con grande umanità e spessore, Valerio Bianchini, uno dei tecnici italiani che sa toccare le corde giuste, guardando nel futuro, con grande lucidità, senza dimenticare gli insegnamenti della storia. Il post di Valerio è di quelli che vanno letti in silenzio, con quel nodo alla gola che nessuno è in grado di smaltire in modo indolore.

“Mario De Sisti – scrive il Vate della pallacanestro su Facebook - ci ha lasciati. Lo avevo sentito due giorni fa e ancora mi aveva parlato di una sua idea per l’attacco come aveva fatto tante volte nel corso della nostra amicizia. Perché Mario era un genio del basket. La sua creatività totalmente anticonformista aveva nutrito di straordinarie illuminazioni il mio modo di vedere il basket e il suo mancare oggi che tutto si fa in fotocopia è una perdita irrimediabile. Ma quel che ci mancherà sarà l’eterno ragazzo che era riuscito a conservarsi per tutta la vita. Ci mancherà la sua risata irresistibile, la sua generosità, quel suo rispondere alla cattiveria del mondo con la sua innocenza , la sua perenne fiducia nel prossimo, la sua allegra intelligenza. Si dice che le amicizie più radicate nascano nell’adolescenza quando i rapporti sono scevri da ogni interesse. Ho conosciuto Mario a 23 anni e ho conservato la sua amicizia tanto a lungo perché era un’amicizia pura come quella dell’adolescenza”.