Mauro Malaguti E’ finita. E’ serie B. Altro che lottare sino all’ultima giornata: la Spal retrocede mentalmente prima che aritmeticamente, quando alla fine mancano ancora sette giornate, che di questo passo si annunciano calcisticamente drammatiche per una tifoseria già provata da umiliazioni in serie. La pietra tombale la mette l’Udinese, o meglio, il suo asso De...

Mauro

Malaguti

E’ finita. E’ serie B. Altro che lottare sino all’ultima giornata: la Spal retrocede mentalmente prima che aritmeticamente, quando alla fine mancano ancora sette giornate, che di questo passo si annunciano calcisticamente drammatiche per una tifoseria già provata da umiliazioni in serie. La pietra tombale la mette l’Udinese, o meglio, il suo asso De Paul: ma chiunque avrebbe battuto largamente questa Spal che dopo Genova mostra di aver ormai staccato sul piano psicologico. Chissà se il presidente Mattioli - di solito pugnace e pronto a rinfacciare a Semplici le carenze di aggressività - e il nuovo direttore sportivo Zamuner intendono assecondare questa inerzia sino al termine, lasciando che la Spal si candidi passiva al record storico di sconfitte in serie A, detenuto dal Benevento con 29 (su 38). Spiace dirlo umanamente, ma il rimedio Di Biagio si sta rivelando peggiore del male. Con lui la Spal ne ha perse 6 su 8, le ultime pesantemente, e soprattutto ha perso ogni identità. Sempre alla ricerca di nuove formule e di una quadra, il nuovo tecnico ha alternato 4-3-3, 4-4-2 e ieri anche 4-4-1-1 accrescendo la confusione senza cavare un goccio di sangue dalla rapa Spal. Castro sotto punta è stato al solito impalpabile, e il centrocampo di soli diesel ha trotterellato a ritmo da amichevole. Solo Petagna si è battuto come un leone, ma era nel deserto. Petagna è l’unico ad avere ancora anima e a prenderla come va presa. Gli altri, tutti, hanno spento il cervello. E’ già del Napoli ma si sbatte più degli altri dieci: applausi, e i compagni prendano esempio. Poi, zero cartellini nella partita della vita: non esiste proprio. Anima, dignità e identità: la stagione è disgraziata e può capitare, ma non così. Si è sbagliato tanto, in società, e a cascata fino all’ultimo dei giocatori. Ma non si può tollerare questa deriva finale.