Seduto di fronte all’amico Mario Baldassari, l’appuntamento fisso dell’estate di Arrigo Sacchi, da 27 anni a questa parte, si chiama Bagno Cristallo di Lido delle Nazioni. Era il 1993 quando l’allora Ct della Nazionale – il giorno prima di partire per gli Stati Uniti per visionare le strutture che avrebbero ospitato la sua Italia in vista del Mondiale chiuso al secondo posto dopo l’errore dal dischetto di Roberto Baggio nella finale contro il Brasile – venne per la prima volta sul litorale...

Seduto di fronte all’amico Mario Baldassari, l’appuntamento fisso dell’estate di Arrigo Sacchi, da 27 anni a questa parte, si chiama Bagno Cristallo di Lido delle Nazioni. Era il 1993 quando l’allora Ct della Nazionale – il giorno prima di partire per gli Stati Uniti per visionare le strutture che avrebbero ospitato la sua Italia in vista del Mondiale chiuso al secondo posto dopo l’errore dal dischetto di Roberto Baggio nella finale contro il Brasile – venne per la prima volta sul litorale comacchiese nello stabilimento di Guelfo Tamburini. Immancabili, davanti a un buon bicchiere di vino bianco, le chiacchiere di calcio e di Spal, squadra che Sacchi ammira sin da quando era piccolo.

Sacchi, che legame ha con la Spal?

"Da bambino venni a Ferrara per provare, ma c’era Paolo Mazza che era molto competente e quindi fui scartato. Mio padre, che faceva il centrocampista, giocò con la Spal, ma fu anche compagno di squadra di Mazza alla Portuense. Le prime partite di serie A che vidi furono proprio dei biancazzurri, ricordo in particolare uno Spal-Napoli".

Allora sarà rimasto toccato dalla retrocessione in serie B.

"Purtroppo sì. Mi dispiace molto, perché Ferrara è una bella città, le persone sono educate ed è stato fatto uno stadio bello. Quando ero al Rimini, negli anni Ottanta, un giorno speravo di venire ad allenare la Spal: ero convinto che ci fosse un ambiente dove poter lavorare bene. Quando il ds era Biagio Govoni si disse anche che io non accettai la Spal perché chiesi troppi soldi. Ma non è vero, nessuno mi aveva contattato".

Secondo lei, la stagione disgraziata nasce con il mercato fatto la scorsa estate?

"Evidentemente l’allenatore (Semplici, ndr) preferiva una squadra di questo tipo, fatta di tanti giocatori esperti. Poi si è giunti al cambio della guida tecnica: gli allenatori sono su un filo, se si sbaglia anche solo qualcosa sono i primi a pagare".

Per tentare la salvezza, è stato scelto Di Biagio, alla prima esperienza con un club...

"E’ vero, ma è stato un calciatore che ha giocato tanto tempo in piazze importanti. Fui io a metterlo come Ct dell’Under 21. Ha sempre messo grande impegno nelle cose. A volte ci sono situazioni che puoi cambiare quanto vuoi, ma il risultato non arriva".

Il futuro della Spal?

"L’importante è non vivere la retrocessione come un dramma. Auguro alla Spal di poter risalire presto in A. E’ fondamentale che continui a lavorare con serietà, senza fare debiti. E, magari, lanciare qualche giovane importante, come faceva Mazza".

Simone Pesci