Spal, cercasi stabilità e non un’altra rivoluzione

Dalla fine del campionato è passato un mese e mezzo senza che nulla accadesse. Il rischio è di rompere il giocattolo che negli ultimi mesi stava funzionando.

Spal, cercasi stabilità e non un’altra rivoluzione

Spal, cercasi stabilità e non un’altra rivoluzione

Un mese e mezzo è passato, dalla conclusione del campionato e da quella quarta vittoria consecutiva a Olbia che ha consentito la prima stringa positiva di successi nei tre anni della Spal di Joe Tacopina. Nel mezzo, soltanto la doccia gelida del -3 di penalizzazione: il resto è ancora tutto da fare, e in massima parte si concluderà col rientro a fine settimana del presidente dagli Stati Uniti. I nomi dei possibili prossimi protagonisti in ballo ormai si conoscono, è inutile ripeterli all’infinito. Caso mai, proprio perché nel mezzo di 45 giorni che si potevano sfruttare per mettersi avanti niente è accaduto, val la pena di ribadire quel che si disse e scrisse in chiusura di stagione. La Spal ha bisogno di continuità e stabilità, non di continue porte girevoli. Dal vorticoso cambiare di ogni estate non si costruisce mai nulla, e ora come minimo andranno cambiati i due direttori, perché Di Taranto è in via di approdo a Cesena. Se c’è un momento in cui la Spal in tre anni è tecnicamente sembrata sulla strada giusta, è questo.

Andare a rompere il giocattolo proprio ora sarebbe dannoso e anche colpevole. Se davvero si vuole la Spal protagonista, si deve ripartire daile conferme di Zilli e Dalmonte, e magari di Valentini, e naturalmente di mister Di Carlo. Si è ben capito che il riscatto di Dalmonte comporta un sacrificio economico, ma se si vuole vincere qualche sforzo bisogna farlo: altrimenti, si vada a prendere Lamesta dal Rimini o Kargbo dal Cesena, per dire di due alternative importanti (e verosimilmente più costose della conferma dell’ex vicentino). Queste, né più né meno, sono le mosse logiche e attese. E questo va fatto. Perché questo parlerebbe chiaro, e significherebbe mostrare coi fatti che si vuole vincere. Se il profilo prescelto come direttore sportivo sarà davvero quello di Casella, si andrà su una strada diversa rispetto all’anno passato.

Arriverà un responsabile di area tecnica di minor nome ma di presunta grande conoscenza della serie C, che è stato un po’ quel che ha difettato nel profilo di Fusco. Va bene: se c’è competenza, la conoscenza è un valore aggiunto. Ma non si pensi che per una stagione importante possano bastare buone competenze direttoriali: importanti debbono essere anche i giocatori portanti, intorno ai quali poter poi ruotare gregari di categoria scelti da chi la pratica da sempre. Soprattutto, conterà ripartire dalla base attuale. Cambiare ogni volta non consente la costruzione di una squadra valida. E nemmeno cambiare poco liquidando però le colonne portanti di un progetto.

La ricetta di stagione appare semplice, per la prima volta da tanto tempo. Non sembra un compito clamorosamente al di fuori dalla portata di un club che si prefigga di tornare in serie B. Un nuovo allenatore e un’altra vagonata di calciatori nuovi, a meno di portare tutti e soli campioni, sarebbe l’ennesima scelta sbagliata.

Mauro Malaguti

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