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3 mag 2022

"A teatro si sta più sicuri" "Cinema, norma pesante"

Pareri diversi nei due luoghi della cultura dove le Ffp2 sono obbligatorie. Il gestore del ‘Fabbri’: "Spettatori abituati". L’Astoria: "Lasciati indietro"

3 mag 2022
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili
Romanelli davanti al grande schermo: per il settore sono anni difficili

Nei cinema e nei teatri, almeno per il momento, i volti degli spettatori rimarranno nascosti dietro le mascherine Ffp2. Una decisione che sta facendo discutere alcuni operatori del settore, divisi su un tema che, a due anni dall’inizio della pandemia, non smette di suscitare polemiche. Per esempio il 1° maggio l’assessore regionale alla cultura, Mauro Felicori, si è detto contrario alla normativa attuale: "Non sento solo l’urgenza di fare riprendere appieno la vita artistica italiana, già duramente provata, ma mi interrogo anche su un problema di libertà. Il cittadino che non vuole rischiare nulla può usare la Ffp2 anche dove non è obbligatoria e difendersi da solo".

Non fa drammi Ruggero Sintoni, direttore artistico di Accademia Perduta-Romagna Teatri insieme a Claudio Casadio e gestore, tra gli altri, del teatro Diego Fabbri: "Domenica era la prima serata senza Geeen pass – racconta –, mantenendo le mascherine come da disposizioni governative. Per noi non è un problema: sin dall’inizio della pandemia viviamo le mascherine e le altre norme di sicurezza come una protezione e non come un ostacolo al nostro lavoro. Gli spettatori, tra l’altro, sono ormai molto abituati a indossare la Ffp2 e non se ne preoccupano: rispettano le regole in piena tranquillità, come hanno sempre fatto". C’è anche un vantaggio, secondo Sintoni: "Forse qualcuno si sente ancora più tranquillo a godersi uno spettacolo con la consapevolezza di non correre rischi. Noi siamo molto soddisfatti di come stanno andando le cose: le sale sono sempre piene e gli spettatori non hanno mai esitato a tornare a teatro".

Diversa e più ricca di sfaccettature la situazione per quanto riguarda i cinema che, in tutta Italia, faticano a ripartire. Lo conferma Francesco Romanelli, gestore dei due cinema forlivesi di viale dell’Appennino, il Saffi e l’Astoria: "Per noi le cose non sono facili per tante ragioni e sicuramente le mascherine non aiutano: assistere a uno spettacolo indossando la Ffp2 può essere pesante. Ci dispiace essere stati lasciati indietro ancora una volta, anche perché le sale cinematografiche sono molto sicure: molto difficilmente sono piene al 100% e da ben prima del Covid sono obbligatori gli impianti per il ricambio dell’aria. Certo, dire che le sale sono in difficoltà a causa delle mascherine sarebbe sbagliato". Il problema dei cinema, infatti, sono le piattaforme online che hanno visto un incremento esponenziale durante la pandemia: "In Italia – spiega Romanelli –, i cinema hanno solo 90 giorni di vantaggio rispetto alle piattaforme, mentre in altri Paesi d’Europa sono ben 150 o più. Non è un caso se lì i cinema sono tornati a vivere, mentre qua siamo in grave difficoltà. È un peccato, perché per una città una sala cinematografica è un grande valore anche a livello sociale e comunitario. So che i teatri hanno ripreso senza problemi dopo la pandemia, nonostante l’obbligo di Green pass e di mascherina Ffp2: è la prova che la vera ragione della nostra crisi sta nella mancata regolamentazione delle piattaforme. Nonostante questo sono convinto che supereremo anche questo momento duro".

Sofia Nardi

© Riproduzione riservata

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