L’aeroporto Ridolfi, da ormai cinque anni desolantemente vuoto

Forlì, 29 marzo 2018 - Il 29 marzo 2013 dalla pista dell’aeroporto Ridolfi di Forlì decollava l’ultimo volo diretto a Cluj, Romania. Da allora sono passati cinque anni. Anni in cui sono state dichiarate fallite due società di gestione – prima la Seaf, poi Air Romagna –, con la perdita del posto di lavoro per una settantina di persone. Oggi in via Seganti resistono un chiosco che vende piadina e crescioni e quattro attività che noleggiano automezzi. L’area è ostaggio dell’incuria e di un senso di desolazione evidente.

Il liquidatore di Air Romagna, racconta il personale degli autonoleggi, ha provveduto a vendere ciò che restava all’interno dell’aerostazione, come per esempio i nastri che trasportavano i bagagli. Quali prospettive ha lo scalo forlivese? C’è un bando per affidare la gestione, i cui termini scadono il 16 aprile. I tempi della burocrazia dicono che, se qualcuno si farà avanti, il Ridolfi avrà un nuovo gestore in giugno. Nei mesi scorsi è emerso l’interesse di una cordata di imprenditori locali, che nel corso del tempo ha perso pezzi e ha poi scelto di esprimersi più pubblicamente. Presenteranno ad Enac un’offerta per rilanciare il Ridolfi o la cordata è stata solo un fuoco di paglia? Il bando ha valenza europea, per cui l’infrastruttura potrebbe finire anche in mani straniere.

L’ultima volta, con l’americano Robert Halcombe (socio di maggioranza di Air Romagna) le cose sono andate malissime, con un gestione senza capo né coda e il fallimento della società, crollata sotto 700mila euro di debiti. Da Rimini intanto mettono le mani avanti: non servono altri aeroporti, è il senso delle dichiarazioni di Leonardo Corbucci, amministratore delegato di Airiminun, società che gestisce il Fellini. Intanto il 16 aprile, al Ridolfi, dovrebbe atterrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, atteso a Forlì e Meldola per ricordare i 30 anni dalla morte del senatore Dc Roberto Ruffilli.