di Matteo Bondi La cucina italiana potrebbe diventare patrimonio culturale dell’umanità. Un riconoscimento, quello sancito dall’Unesco, a cui poter ambire anche grazie al concittadino più illustre di Forlimpopoli, Pellegrino Artusi. Laila Tentoni, presidente della fondazione Casa Artusi, anche lei fa parte del comitato scientifico che appoggia la candidatura? "Insieme a me anche altri tre componenti del nostro comitato scientifico, quello di Casa Artusi: Alberto Capatti, Massimo...

di Matteo Bondi

La cucina italiana potrebbe diventare patrimonio culturale dell’umanità. Un riconoscimento, quello sancito dall’Unesco, a cui poter ambire anche grazie al concittadino più illustre di Forlimpopoli, Pellegrino Artusi.

Laila Tentoni, presidente della fondazione Casa Artusi, anche lei fa parte del comitato scientifico che appoggia la candidatura?

"Insieme a me anche altri tre componenti del nostro comitato scientifico, quello di Casa Artusi: Alberto Capatti, Massimo Montanari e Giovanna Frosini".

Da dove viene l’idea di proporre la cucina italiana come patrimonio dell’umanità?

"Il tutto nasce dalla rivista ‘La cucina italiana’, una vera e propria istituzione nel settore che viene edita sin dal 1929. La sua direttrice, Maddalena Dondero Fossati, quest’estate ha lanciato l’idea e poi la portata avanti tutti questi mesi, creando attorno ad essa un buon consenso. Adesso è stato creato il comitato scientifico".

Qual è il compito del comitato?

"Dovremo redigere un documento, un dossier, da presentare a Parigi, nel quale si spiega per quale motivo la cucina italiana sia degna di essere annoverata fra i patrimoni dell’umanità".

Quindi redigerete voi la candidatura?

"No. Noi appoggiamo ‘scientificamente’ la cosa. Tutto il lavoro burocratico, ed è veramente una mole immensa, verrà portato avanti dall’agenzia Condè Nast di Milano".

Pensa che ci siano possibilità di riuscita?

"Non vedo perché no. In fondo andremmo a far compagnia alla cucina francese e alla dieta mediterranea. La cucina italiana ha tutte le carte in regola per far parte di questo gruppo".

Quali difficoltà vede lungo il cammino?

"Rispetto alla cucina francese la nostra non è così codificata, professionale. Noi siamo la cucina dei 1.000 campanili e delle decine di migliaia di case. Una cucina molto ricca. Dovremo essere molto bravi a spiegarlo".

Pellegrino Artusi può tornare utile in questo?

"Certo che sì. Per noi gran parte della cucina italiana è Pellegrino Artusi, la sua opera. E’ stato capace di scrivere concetti che sono attuali ancor oggi come le materie di qualità, stagionali, la cucina povera".

Un’opera anche internazionale?

"Il manuale dell’Artusi ebbe il grande merito di entrare nelle case di tantissimi italiani e non uscirne mai più. Anche quando questi si spostavano in giro per il mondo, l’Artusi era con loro. Quindi in gran parte degli altri paesi la cucina italiana è Artusi. Credo possa dare un grande contributo il nostro caro Pellegrino a questa causa".