A sinistra Riccardo Servadei, che gestisce il negozio con il padre Furio, in alto Stefano Pieri di Baldoni bike (Frasca)
A sinistra Riccardo Servadei, che gestisce il negozio con il padre Furio, in alto Stefano Pieri di Baldoni bike (Frasca)
Che cos’hanno in comune lievito di birra, farina e biciclette? Sono tutti simboli di ciò che, probabilmente, il coronavirus ci lascerà in eredità per il futuro: un desiderio generalizzato di ritorno all’antico, di riscoprire l’autenticità e la bellezza delle piccole cose. Il profumo del pane appena sfornato, ad esempio, o il senso di libertà e benessere che solo una pedalata all’aria aperta può restituire. Ecco perché, dall’inizio dell’emergenza, lievito, farina e due ruote si sono susseguiti nell’elenco dei prodotti introvabili: prima è toccato agli ingredienti della panificazione, poi,...

Che cos’hanno in comune lievito di birra, farina e biciclette? Sono tutti simboli di ciò che, probabilmente, il coronavirus ci lascerà in eredità per il futuro: un desiderio generalizzato di ritorno all’antico, di riscoprire l’autenticità e la bellezza delle piccole cose. Il profumo del pane appena sfornato, ad esempio, o il senso di libertà e benessere che solo una pedalata all’aria aperta può restituire. Ecco perché, dall’inizio dell’emergenza, lievito, farina e due ruote si sono susseguiti nell’elenco dei prodotti introvabili: prima è toccato agli ingredienti della panificazione, poi, con l’avvio dell’agognata fase 2, è scattato il turno delle biciclette.

"Pedalare con lentezza, per godersi la strada e il contatto con la natura. Ed evitare, almeno in questa fase, i mezzi pubblici troppo affollati e le auto a rischio traffico": sarebbero questi, secondo il forlivese Marco Manzecchi, titolare dell’officina Ruggine cicli, i bisogni che hanno spinto anche diversi neofiti a convertirsi all’uso delle due ruote. E c’è chi, approfittando della reclusione domestica, ha tirato fuori dalla cantina vecchi rottami appartenuti ai nonni o ai genitori e si è messo in testa di sistemarli da solo, chiedendo dritte e consigli proprio al più esperto Manzecchi.

Certo, gli incentivi messi sul piatto sia dal governo, con il decreto Rilancio (500 euro per l’acquisto di bici e monopattini, a copertura massima del 60% della spesa), sia dalla Giunta Bonaccini (3,3 milioni di euro per promuovere l’uso della bici nelle città) hanno contribuito a infittire le code fuori dai negozi di bici. Lo conferma Stefano Pieri di Baldoni bike, in via Dandi: "Quando abbiamo riaperto, lo scorso 6 maggio, avevamo già la gente in fila davanti alla porta", afferma trafelato tra un cliente e l’altro. "Abbiamo persino annullato il turno di chiusura del giovedì pomeriggio. In tanti vogliono cambiare bici, ma non solo: dopo il lockdown, si sono moltiplicate le richieste di manutenzione di chi ha continuato a pedalare in casa con i rulli, fino a usurare le gomme".

"Maggio è sempre stato il nostro mese di picco delle vendite", afferma Furio Servadei, titolare dello storico punto vendita in piazza Duomo. "Sulle modalità di fruizione del bonus governativo regna ancora l’incertezza: tuttavia, chi usa la bici da tempo ed è nostro cliente affezionato compra indipendentemente dagli incentivi. Questi ultimi serviranno, a mio parere, solo a convincere gli ultimi indecisi". E l’intera filiera fatica a tenere il ritmo vertiginoso della domanda: lo sa bene Gianluca Bernardi, titolare – assieme al fratello Marco – di Brn bike parts, azienda forlimpopolese che è ormai un’eccellenza mondiale nel settore dei ricambi per il ciclo. "Lavoriamo senza sosta dal 4 maggio – racconta – e abbiamo assunto ben sei persone nuove nel nostro staff: un’ottima notizia, in un momento così difficile per l’economia del nostro Paese. È dunque dalla bici, da questo mezzo semplice e pulito, che dobbiamo ripartire".

Maddalena De Franchis