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20 mag 2022

Sapro Forlì, tutti assolti in Cassazione. "Dopo 12 anni di inferno"

Luigi Barilari è stato consigliere della società e assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta: "Enti locali e banche ci sostenevano"

20 mag 2022
fabio gavelli
Cronaca
Luigi Barilari entrò in Sapro nel 2007 su nomina della Camera di Commercio, in quanto esponente di Cna espertto di edilizia. Nel 2009 scattò l’inchiesta della procura di Forlì, nel 2010 fu dichiarato il fallimento
Sapro Forlì, l'ex consigliere Luigi Barilari
Luigi Barilari entrò in Sapro nel 2007 su nomina della Camera di Commercio, in quanto esponente di Cna espertto di edilizia. Nel 2009 scattò l’inchiesta della procura di Forlì, nel 2010 fu dichiarato il fallimento
Sapro Forlì, l'ex consigliere Luigi Barilari

Forlì, 21 maggio 2022 - Nel pomeriggio di giovedì, la Corte di Cassazione ha scagionato tutti i 22 imputati per il fallimento della società pubblica Sapro: l’accusa era di bancarotta fraudolenta; 16 imputati erano stati assolti già in primo grado nel 2018, gli altri 6 in Appello nel 2020. Il terzo grado di giudizio è definitivo e chiude una vicenda che ha segnato lo scorso decennio sotto molti punti di vista: politico, economico, giudiziario (l’inchiesta della procura di Forlì risale al 2009, il fallimento della società al dicembre 2010).

Luigi Barilari, lei è stato amministratore di Sapro e imputato. Come entrò nella società?

"Fui nominato nel 2007, dalla Camera di commercio. L’incarico derivava dalla mia attività professionale in Cna, che riguardava l’edilizia".

Cosa faceva la società Sapro? Immagini di spiegarlo a chi non conosce la vicenda.

"Era una società pubblica che acquistava terreni, li urbanizzava e li vendeva alle aziende, senza intenti speculativi. L’obiettivo era lo sviluppo delle zone industriali. Infatti gran parte delle aree artigianali e industriali di Forlì sono state realizzate in seguito all’azione di Sapro".

Cosa non è funzionato?

"Il problema è sorto con la crisi immobiliare, attorno al 2008. Il mandato dei soci, cioé gli enti locali, era di salvare la società. E noi amministratori abbiamo agito in questo senso".

Come si ripercuoteva la crisi sull’operato della società?

"Era diventato difficile vendere le aree, così si formò uno sbilancio finanziario fra il valore delle aree acquisite e quelle cedute. Ma anche in un anno critico come il 2009, riuscimmo comunque a vendere lotti per 9 milioni".

Chi forniva le risorse finanziarie per queste operazioni?

"Le banche. Sapro non aveva fondi propri, fin dall’inizio chiedeva i fondi agli istituti di credito. Il quadro normativo non consentiva agli enti locali soci di ricapitalizzare la società".

L’accusa riteneva che voi del Cda di Sapro non abbiate agito con diligenza nelle richieste di credito.

"Ma le banche era molto attente nelle istruttorie, ricordiamoci che c’era stato il crac della Lehman Brothers in quegli anni. I finanziamenti venivano accordati sulla base dei piani industriali. Dal canto nostro, i rapporti con i creditori sono sempre stati stretti".

Si è parlato anche di ammanchi dalle casse della società.

"No, nessun ammanco: tutto era trasparente e anche il pm non ha mosso accuse in tal senso, solo la richiesta di un credito ’esasperato’. Ma come spiega bene il procuratore generale della Cassazione, che pure ha chiesto la nostra assoluzione, la società non poteva fare altrimenti".

Non ha niente di cui incolparsi?

"No, come gli altri amministratori ho cercato di agire per il meglio, avendo ben presente che la società doveva agire con finalità pubbliche".

La vicenda giudiziaria è durata circa dodici anni: come li ha vissuti?

"Sono stati anni di inferno, una sofferenza continua. Ho sempre creduto nella giustizia fino in fondo e finalmente adesso posso gioire del fatto che il nostro buon operato è stato riconosciuto. Purtroppo appariva spesso la versione dell’accusa, mentre non emergeva il nostro punto di vista".

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