Giovanni Martinelli, direttore scientifico dell’Irst, è uno dei coordinatori dello studio
Giovanni Martinelli, direttore scientifico dell’Irst, è uno dei coordinatori dello studio

Forlì, 29 aprile 2020 - La maggior parte dei pazienti affetti da Covid-19 risultano privi o con pochi sintomi, tanto che la convalescenza avviene al proprio domicilio con una conseguente alta possibilità di contagiare i conviventi. La pandemia da Covid-19 ha un alto tasso di trasmissione e i soggetti più sensibili al contagio sono le persone anziane, quelle con patologie croniche (insufficienza cardiaca e renale, diabete, cancro, ipertensione e malattie polmonari) e gli operatori sanitari.

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Parte da queste premesse il nuovo studio denominato Protect, che coinvolge Irst-Irccs di Meldola e Università di Bologna. Lo studio è coordinato dal prof. Pierluigi Viale (direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna) e da Giovanni Martinelli (direttore scientifico dell’Irst), con la dottoressa Oriana Nanni (direttore dell’Unità di Biostatistica e sperimentazioni cliniche dell’Irst), con la collaborazione di Annibale Biggeri, consulente epidemiologo della struttura meldolese.

Protect, spiega una nota Irst, "intende valutare l’efficacia di un trattamento di profilassi farmacologica in una popolazione non affetta da Covid-19, ma ad alto rischio di infezione, perché strettamente a contatto con una persona positiva, quindi conviventi del nucleo famigliare e/o operatori sanitari". Attraverso la collaborazione con le Ausl della regione, operatori Irst contatteranno i soggetti che, secondo i criteri definiti dall’Organizzazione mondiale della salute, sono ritenuti potenzialmente a rischio. Questi, attraverso una rigorosa metodologia scientifica, verranno assegnati a due gruppi: uno riceverà l’idrossiclorochina, un farmaco antimalarico e presunto antivirale già utilizzato per il trattamento di pazienti positivi sintomatici, mentre l’altro gruppo (detto di controllo) sarà sottoposto alla sola stretta osservazione.

Il reclutamento mira a raggiungere un numero di partecipanti di circa 2.000 soggetti, asintomatici a rischio. L’idrossiclorochina ha mostrato nei test in vitro eseguiti da numerosi laboratori, una notevole attività di contrasto ai coronavirus. L’ipotesi di studio da confermare è che, se assunto precocemente al contagio il farmaco possa contribuire ad alleviare i sintomi dell’infezione (servirà circa un mese prima di poter fornire una risposta in merito).

Questa sperimentazione, dichiara l’assessore regionale alle Politiche per la salute Raffaele Donini, "che può contare sull’autorevole contributo del professor Pierluigi Viale, può portare un aiuto decisivo alla lotta contro il coronavirus, a conferma delle intuizioni dei trattamenti farmacologici che sono già in corso in modo capillare e tempestivo ad opera del nostro Sistema sanitario per aggredire il virus casa per casa, e per tentare di impedire l’aggravamento delle condizioni cliniche dei pazienti. Le Aziende sanitarie locali garantiranno piena collaborazione a questa sperimentazione, per arrivare il più rapidamente possibile ai risultati".