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2 lug 2022
2 lug 2022

"Così facciamo rivivere le piante rare"

Un gruppo di agricoltori ha rinunciato agli incassi del grano per dare spazio alla coltivazione di specie che rischiano di sparire

2 lug 2022

Hanno deciso di rinunciare a una parte del proprio reddito, lasciando che in una parte dei loro campi seminati a grano possano crescere e riprodursi erbe spontanee a rischio estinzione. Questa la scelta fatta da un gruppo di agricoltori che lo scorso anno ha individuato in tutta la Romagna una trentina di agri-oasi, piantandoci poi erbe che stanno scomparendo visto l’utilizzo scriteriato di mezzi meccanici e diserbanti. Le aree in questione si trovano sia nel comprensorio (Meldola e Fratta Terme di Bertinoro, per fare un paio di esempi), che in città, in zone quali San Tomè, Malmissole, Carpena e Villafranca. Tra le erbe seminate ci sono il gittaione e il fiordaliso.

Il lavoro preliminare fatto da questa trentina di agricoltori è stato certificato dal parere di un botanico, Maurizio Sirotti, che ha sostanzialmente confermato che diverse erbe, una volta maggiormente diffuse, rischiano di scomparire definitivamente. Tra le scoperte fatte in queste settimane, racconta il portavoce del gruppo, Marco Rivalta, "c’è il bupleuro, in una parte non diserbata di un campo di grano di Fabio Cappelletti, a Dovadola. Sirotti ha confermato di non avere mai visto queste specie". E così Cappelletti, in ossequio alla filosofia del gruppo, ha deciso di non raccogliere il grano in questa porzione di terreno, dandole così modo di consolidarsi e riprodursi.

Una scelta fatta anche dai colleghi, che hanno piantato erbe rare in parti dei loro campi dove coltivano il grano. "Complessivamente noi trenta agricoltori – spiega Rivalta –, abbiamo seminato queste erbe rare in un paio di ettari, rinunciando complessivamente a raccogliere grano equivalente, per un mancato reddito di 10mila euro". Poco o molto che sia, è una etica che la dice lunga su questo gruppo di persone e sul modo con il quale si rapportano sia al loro lavoro che all’ambiente che ci circonda. "E non è nemmeno sicuro che così facendo queste specie riescano a riprodursi. Per alcune di esse, su 100 che semini ne può nascere il 5%. Da parte nostra chiediamo alle istituzioni maggiore attenzione verso queste tematiche". Le piante, continua, "sono rarissime. Bisogna rivedere l’approccio complessivo. Finora abbiamo ricevuto l’appoggio del Wwf provinciale, attraverso la presidente, Chiara Bocchini, e l’ornitologo, rappresentante della Lipu, Carlo Ciani".

In quelle che Rivalta definisce "oasi messicole", oltre alle erbe rare, "sono state fatte altre attività meritevoli". Samuele Laghi, della Fattoria Desidia di Forlì, "organizza un centro estivo nel quale ai bambini vengono fatti vedere i fiori e spiegate le caratteristiche delle piante". Alberto Montanari di Ca’ San Giovanni (Faenza), "ha fatto seminare direttamente ai ragazzi delle scuole medie alcune piante che stanno sparendo".

l. b.

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