Un impianto a biogas di Hera
Un impianto a biogas di Hera
Non si spegne il botta e risposta sugli inceneritori fra le associazioni ecologiste ed Hera, proprietario e gestore dell’impianto. Ancora una volta, totale disaccordo. "Hera dichiara che la produzione di 67mila megawatt all’anno di energia elettrica prodotta dall’inceneritore permette di evitare 37.200 tonnellate di Co2, ma dimentica di dire che per produrre quella quantità di energia, di...

Non si spegne il botta e risposta sugli inceneritori fra le associazioni ecologiste ed Hera, proprietario e gestore dell’impianto. Ancora una volta, totale disaccordo. "Hera dichiara che la produzione di 67mila megawatt all’anno di energia elettrica prodotta dall’inceneritore permette di evitare 37.200 tonnellate di Co2, ma dimentica di dire che per produrre quella quantità di energia, di cui il 18% consumata per far funzionare lo stesso inceneritore, emette ben 150mila tonnellate di Co2, 5 volte di più rispetto alle centrali a petrolio e 8 rispetto al mix energetico nazionale". Secondo il Tavolo delle associazioni e i Fridays for Future, la Commissione Europea definisce gli inceneritori "impianti che arrecano un danno significativo all’economia circolare, cioè producono uno spreco di risorse oltre a contribuire all’alterazione del clima. Di conseguenza l’Europa esclude l’incenerimento da tutti i finanziamenti europei a partire dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). I 492 inceneritori in Europa sono quindi destinati a una drastica riduzione. È ora che anche Hera cominci a ridurli, da quello di Forlì".

Hera replica che "il confronto fra inceneritori e impianti termoelettrici convenzionali non può essere preso a riferimento in quanto hanno finalità (e tecnologie) radicalmente differenti" e ribadisce che "l’impianto di termovalorizzazione di Forlì presenta valori di emissione significativamente inferiori ai limiti di legge e di autorizzazione, analoghi a quelli misurati presso gli altri impianti di ultima generazione e, in alcuni casi, anche inferiori". La holding infine fa parte dal 2017 della Fondazione MacArthur, "uno dei principali network a livello mondiale sulla transizione verso un’economia circolare, proprio grazie al raggiungimento con largo anticipo degli obiettivi fissati dall’Unione europea, ai progetti in campo per la produzione di biometano e all’ingresso nel settore del riciclo della plastica con l’acquisizione di Aliplast".