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23 apr 2022

Era mio padre: storia del partigiano Sergio

Nel libro ’Mo i tira a te’ Maurizio Casali recupera le memorie del genitore, che fu nella 28ª Brigata Garibaldi a fianco di Arrigo Boldrini

23 apr 2022

C’è tutto quello che attraversò l’animo e il cuore di un ragazzo nato nel 1924 che a vent’anni combattè fra i partigiani, nel libro Mo i tira a te (Minerva edizioni), di Maurizio Casali, attore a scenografo forlivese. È la storia del padre Sergio, partigiano della 28a Brigata Garibaldi guidata da Arrigo Boldrini, nome di battaglia Bulow, cui fa da contrappunto la vicenda del nonno materno Domenico Dal Bono. Nelle duecento pagine del volume, dense di dialoghi in dialetto, chiunque può ritrovare personaggi e aneddoti delle proprie origini romagnole.

"Durante il lockdown, dopo tanti anni di tournèe con Accademia Perduta ho avuto del tempo libero inatteso e ho iniziato a scrivere le storie che mio padre raccontava a me e ai miei fratelli quando eravamo bambini – dice Casali – . Non avevo ancora l’idea del libro, poi chi ha letto gli scritti, Pietro Caruso in particolare, mi ha incoraggiato alla pubblicazione".

Da questo spunto nasce anche il tono, talvolta scanzonato e autoironico, che contraddistingue Mo i tira a te. "Mio padre raccontava proprio in quel modo, avendo a che fare con dei ragazzini". Nel testo non mancano tanti episodi drammatici, ma la scelta di alternare i registri stilistici arricchisce la lettura. Un bell’esempio è la pagina da cui nasce il titolo: il giovane partigiano corre in bicicletta su un argine, sente dei colpi vicini, chiede a un passante a chi stanno sparando e questi gli urla che è proprio lui, Sergio, nel mirino. "Sì, perché la guerra è così: tutti sono sotto tiro", riflette l’autore.

Sergio Casali, ravennate, nome di battaglia Giorgio, è stato un giornalista – molti suoi pezzi uscirono su Il Garibaldino – autore di poesie e racconti. Una selezione di tali materiali sono riportati nel libro e contribuiscono a restituire il clima e l’atmosfera degli anni della Resistenza. "Solo dopo aver scritto i miei ricordi ho aperto gli scatoloni dell’archivio di famiglia e sono venuti fuori tanti documenti originali di cui nessuno conosceva l’esistenza, come le lettere che si scambiarono Sergio e Boldrini, Pajetta e altri del Pci".

Si intuiscono il fascino e la cultura del partigiano figlio di una famiglia della borghesia ravennate, liceale, che scampò alla morte in tanti frangenti e si ferì solo a causa della negligenza di un compagno d’armi.

Se c’è un lascito morale in questa storia, molto umana, priva di retorica, è "il fatto che Sergio avrebbe potuto girarsi dall’altra parte, ma non lo fece". Negli anni ’50 ebbe 4 figli, diventò un imprenditore del ramo maglieria, aprì anche un negozio in piazza Saffi. Morì nel 1997.

Maurizio Casali non risparmia alcune pagine controverse e meno nobili dell’epopea partigiana. E riporta le lettere in cui il padre manifesta amarezza e delusione (oltre alla comprensione per i soldati italiani reduci dal conflitto), alla fine della guerra, "in particolare nei confronti di tanti che salirono sul carro dei vincitori all’ultimo momento, Dal 1948 non assunse più alcun incarico. Si potrebbe dire – conclude Casali – che dopo aver vinto la guerra, abbia perso la pace".

Fabio Gavelli

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