Silvia Lucarini con il compagno Massimo e Micheal, nato il 10 luglio 2014 all’ottavo mese (foto Fantini). Solo dopo Silvia si è sottoposta alle cure e al trapianto di midollo osseo
Silvia Lucarini con il compagno Massimo e Micheal, nato il 10 luglio 2014 all’ottavo mese (foto Fantini). Solo dopo Silvia si è sottoposta alle cure e al trapianto di midollo osseo

Forlì, 14 maggio 2017 - Un inno alla vita e all’amore: così può essere definita la storia di Silvia, una mamma 39enne che ha fatto delle scelte estremamente coraggiose durante la gravidanza. Quella gravidanza che aveva portato tanta felicità nel cuore della futura mamma. «Era la gioia vera di una mamma innamorata – sono oggi le parole di Silvia –. La felicità era nell’aria, tutto intorno a me era pieno di vita e di amore. Passavo la mano sul pancione desiderando di raggiungere quel corpicino tanto vicino». Al sesto mese di gravidanza, però, la forlimpopolese Silvia Lucarini scoprì attraverso le analisi del sangue di essere affetta da leucemia mieloide acuta, una malattia tanto grave che, se non veniva curava immediatamente attraverso chemioterapia e, successivamente, trapianto di midollo osseo, l’avrebbe portata alla morte. «Era l’ultima cosa a cui avessi pensato... Ero incredula, frastoranta e piena di dubbi».

La diagnosi, fatta all’Irst di Meldola, non lasciava dubbi, ma per effettuare la cura era necessario far nascere molto prematuramente il bambino rischiando però gravi conseguenze sul nascituro. «Mi è parso che tutto stesse per essere spazzato via. Ma sono tornata subito in me stessa. Dovevo farlo per Micheal». A questo punto l’amore materno ha avuto il sopravvento: Silvia ha scelto la vita del figlio e non la sua. «Ho sospeso le cure contro la leucemia, preoccupandomi della salute del bimbo. Speravo in una soluzione anche per me perché non potevo accettare l’idea che crescesse senza mamma». Finché, all’ottavo mese, Michael è stato fatto nascere. Bello e sanissimo. Era il 10 luglio 2014. Il primo grande traguardo era stato raggiunto. La scelta coraggiosa di Silvia, sempre sostenuta dal compagno Massimo e dai familiari, era stata premiata. La grave malattia, però, non era scomparsa e in settembre Silvia fu ricoverata all’ospedale Sant’Orsola di Bologna «dove sono stata curata e assistita in modo esemplare».

Ma nonostante questo, sono stati momenti duri. «Il distacco da Michael, per sottopormi alle cure, è stato una lacerazione profonda. In quel momento avrei voluto urlare, far uscire tutta l’aria che avevo nei polmoni insieme al mio senso di impotenza e di disperazione». La volontà di farcela, di vivere per donare tanto amore al figlio ha fatto superare, a Silvia, i difficili mesi della chemioterapia contro il tumore, fino al momento del trapianto grazie al dono di un giovane tedesco, il cui midollo era compatibile con quello della neo mamma. «Io ho donato la vita a mio figlio e qualcuno l’ha donata a me, caso molto raro se si pensa che la compatibilità si trova in un caso su centomila. Oggi posso dire di essere nata anch’io, una seconda volta».

Su questa sua storia Silvia ha scritto un piccolo libro dal titolo ‘È per te…’, dedicato a Michael, al donatore di midollo, ai parenti, amici e medici che l’hanno assistita: l’acquisto delle copie serve a finanziare l’Admo, l’associazione italiana donatori di midollo osseo. Ma è anche un incitamento per tutti: «Se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu».