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6 apr 2022

Forlì, Cervese bis: "Non è nei programmi"

Massimo Bulbi, consigliere regionale: "Il territorio ha espresso altre priorità, oggi bisogna ripartire da zero. Ecco come andò nel 2010"

fabio gavelli
Cronaca
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Auto in coda sulla Cervese (foto d'archivio)

Forlì, 6 aprile 2022 - Era stato lui il ’padrone di casa’, in qualità di presidente della Provincia di Forlì-Cesena, che annunciò nell’ottobre 2010 il progetto per la Cervese bis: 8,1 km da Carpinello a Casemurate, stima dell’importo 30 milioni, varianti ad aggirare gli abitati di Pievequinta, Caserma e Casemurate. All’epoca tutti d’accordo nel sostenere la nuova strada: comuni e province di Forlì e Ravenna. Massimo Bulbi, per due mandati alla presidenza della Provincia è oggi consigliere regionale.

Bulbi, perché quel progetto non andò avanti?

"Mancavano le condizioni. Alla fine non tutti erano d’accordo, venne meno la condivisione, soprattutto sul tracciato".

Era anche un problema di soldi? In fondo dei 30 milioni ne avevate solo 5.

"All’epoca ci stava, per esempio il viadotto della Tombina a Civitella riuscimmo a finirlo a stralci. Si poteva partire lo stesso. Infatti la rotatoria di Carpinello la realizzammo".

Allora perché? Si dice che dietro le quinte ci fu una mezza sommossa dei proprietari che sarebbero stati espropriati.

"È così, si fece una battaglia contro gli espropri. All’epoca era più ’facile’ realizzare una nuova strada".

Infatti la Regione, di cui lei è consigliere, nel frattempo ha emanato delle leggi contro il consumo del suolo.

"Esattamente, gli agricoltori sono più tutelati, le nuove norme rappresentano un ’ostacolo’ in più per realizzare tracciati ex novo".

Nel concreto, non esiste nulla riguardo la Cervese nella programmazione regionale?

"Assolutamente no. Da quanto mi risulta, negli ultimi due anni le priorità del territorio interessato si sono concentrate sulla Ravegnana e sul miglioramento della via Emilia".

Dunque, siamo a quota zero. Nel caso ci fosse davvero un interesse a far ripartire il progetto, cosa si dovrebbe fare?

"L’iter è il seguente. Primo, un accordo dei sindaci e delle Province coinvolte, con il nulla osta dei comitati di quartiere, quindi un’intesa con la stessa Regione e una valutazione d’impatto ambientale. Se tutto filasse liscio, l’opera sarebbe inserita nella programmazione, che di solito è triennale. Tengo a sottolineare che l’esigenza deve provenire dal territorio, non può certo essere la Regione a muoversi di sua iniziativa".

Fermo restando i legittimi interessi degli agricoltori e il rispetto del paesaggio, ci sono anche altri punti di vista in ballo: per esempio la sicurezza della strada, come riferito al Carlino dal coordinatore di zona, Aureliano Ronchi. Nonché la richiesta di una pista ciclabile.

"Se mi chiede come la vedo io, la mia idea è che le infrastrutture sono importanti, ma devono essere sicure, facilmente percorribili e compatibili con l’ambiente. Se da maggio a settembre la domenica si sta per ore in fila col motore acceso, non si fa un grande servizio all’ecologia".

 

 

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