Giuseppe Capece in una battuta di caccia, viveva da anni a Meldola
Giuseppe Capece in una battuta di caccia, viveva da anni a Meldola

Meldola (Forlì), 27 novembre 2020 - Le ferite, gravissime, causate dai suoi cinghiali, non gli hanno purtroppo lasciato scampo. E’ morto infatti ieri Giuseppe Capece, 65enne originario di Potenza, da anni residente a Meldola. L’uomo, che si trovava ricoverato all’ospedale Bufalini di Cesena, dove è stato operato più volte dai medici nel disperato tentativo di salvargli la vita, era stato aggredito e ferito nella parte superiore del corpo da un paio di cinghiali mercoledì pomeriggio, verso le 17, in un terreno agricolo nei pressi di Rocca delle Caminate, un’area lungo la strada che sale al maniero nel territorio comunale meldolese (la via nel dettaglio che, dalla provinciale della val Bidente conduce da Meldola fino al castello e che prosegue poi per Predappio).

Il 65enne teneva gli ungulati all’interno di un recinto. Una volta entrato mercoledì come altre volte, è stato aggredito dagli animali, che gli hanno provocato ampie lesioni le loro pericolosissime zanne. Capece è riuscito comunque a divincolarsi e a scappare, quindi con il cellulare ha contattato un cugino, che ha subito lanciato l’allarme al 118. Le condizioni del 65enne, seppur ritenute serie tanto da richiederene il trasporto al Bufalini, non sembrano inizialmente far preludere al poi tragico esito purtroppo di ieri.

Sono stati i carabinieri di Meldola a condurre i rilievi e le indagini. Stando a quanto ricostruito dai militari, Capece aveva trovato tre cinghiali un anno fa circa. Li avrebbe poi posti in un recinto, vicino alla sua abitazione, dove li avrebbe accuditi e sfamati quotidianamente. Mercoledì il 65enne è entrato nel recinto per dare il cibo agli ungulati. Si sarebbe trattato di una situazione anomala, secondo quanto riferito ai carabinieri dai famigliari: una volta nel recinto infatti, per chissà quale motivo, questa volta Capece è stato assalito dagli animali violentemente.

Nell’agosto scorso la polizia provinciale aveva sequestrato l’area, per allevamento non autorizzato, lasciando però al 65enne la custodia e la gestione dei cinghiali. A fine ottobre il giudice aveva dissequestrato l’area, disponendo il trasferimento dei tre cinghiali in un parco a Ravenna. La polizia provinciale avrebbe dovuto andare a riprendere gli animali proprio in questi giorni. Un aspetto, quest’ultimo, che rende ancora più assurda e triste questa tragedia nelle colline di Meldola.

Giuseppe Capece, appassionato di caccia e viaggi, come risulta anche dal suo profilo Facebook, era sposato con Luciana. Oltre alla moglie lascia due figli, Marika e Alberto.