di Luca Bertaccini Una chiesa acquistata e ristrutturata. Il proprietario è Francesco Minutillo, avvocato ed esponente di Fratelli d’Italia, spesso al centro di polemiche politiche. La chiesa è quella di Santa Maria Madre della Croce, in via del Castello 91, a Massa Castello. Siamo, per pochi metri, nel territorio comunale di Ravenna. La chiesa fa parte però della diocesi di Forlì-Bertinoro. "Ed è consacrata. Risulta un edificio di culto, non ci pago l’Imu", spiega Minutillo, che attraverso una società (di cui è amministratore), della quale fanno parte altri soci, l’ha acquistata in febbraio. Sui dettagli dell’operazione, sia per quanto riguarda i nomi dei soci che il valore, Minutillo non si sbottona (sul sito delle aste...

di Luca Bertaccini

Una chiesa acquistata e ristrutturata. Il proprietario è Francesco Minutillo, avvocato ed esponente di Fratelli d’Italia, spesso al centro di polemiche politiche. La chiesa è quella di Santa Maria Madre della Croce, in via del Castello 91, a Massa Castello. Siamo, per pochi metri, nel territorio comunale di Ravenna. La chiesa fa parte però della diocesi di Forlì-Bertinoro. "Ed è consacrata. Risulta un edificio di culto, non ci pago l’Imu", spiega Minutillo, che attraverso una società (di cui è amministratore), della quale fanno parte altri soci, l’ha acquistata in febbraio. Sui dettagli dell’operazione, sia per quanto riguarda i nomi dei soci che il valore, Minutillo non si sbottona (sul sito delle aste giudiziarie del tribunale di Ravenna il complesso, con chiesa, casa canonica del ’700 e un ettaro di terreno, a fine 2018 era inizialmente in vendita a un prezzo base di 38.500 euro).

Perché questa operazione? Minutillo risponde così: "Viviamo in un tempo in cui si chiudono le chiese, i nostri padri invece le costruivano dappertutto, anche in cima alle montagne. Il futuro dell’Europa cristiana non può non passare attraverso la difesa delle sue chiese. In questo abbiamo investito: nel futuro della nostra fede in questo tempo così difficile. L’auspicio è che ci imitino tanti altri". Circola voce che la chiesa possa essere utilizzata dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata nel 1970 dal francese Marcel François Lefebvre. "Io faccio parte della Fraternità, ma questa è una chiesa cattolica, aperta a tutti". Qualche indizio che porta verso la Fraternità c’è. Da un lato l’altare attaccato al muro, che consente al prete di celebrare la messa con la schiena rivolta ai fedeli, come avveniva prima del Concilio Vaticano II, di cui Lefebvre – inizialmente vescovo cattolico – fu un oppositore. Dall’altra, sempre sull’altare, un’immagine di San Pio X. E la messa, col rito tridentino, viene detta in latino.

"Vogliamo coinvolgere chi lo vorrà. Quindi mi aspetto di parlare con la Diocesi di Forlì-Bertinoro. Vogliamo invitare i sacerdoti vicini: contatterò certamenti don Mauro Balestra di Carpinello e don Vittorio Zattini, parroco di San Pietro in Vincoli". Pochi giorni fa è stato ordinato sacerdote don Marco Laghi, primo forlivese a consacrarsi nella Fraternità Sacerdotale San Pio X. Verrà, don Laghi, a celebrare messa in via del Castello? "Lo deciderà lui coi suoi superiori", è la risposta diplomatica di Minutillo. Per ora "non sono state celebrate messe pubbliche. Abbiamo recitato qualche rosario. Ripeto: la disponibilità è per tutti i cattolici".

L’operazione di Minutillo e soci ha comunque consentito di recuperare un edificio sacro nel quale non si pregava da una quarantina d’anni. Il precedente proprietario era intenzionato a trasformarla in magazzino e ricovero per mezzi agricoli. "La chiesa è stata pulita, ridipinta e sistemata. C’erano un centinaio di piccioni – che entravano dalla finestre rotte – con relativo guano. Abbiamo ordinato anche un organo, che deve esserci consegnato nelle prossime settimane". All’interno della chiesa ci sono tre altari consacrati con le reliquie dei martiri; può ospitare 50 persone sedute e un’altra quarantina in cantoria. Due le campane (funzionanti). Da recuperare c’è la casa canonica, parzialmente crollata, un tempo caserma della gendarmeria pontificia (pare che i militari, per motivi di sicurezza, abbiano scavato un tunnel che uscirebbe nei campi vicini). "Un passo per volta. Ora pensiamo alla chiesa, che abbiamo intenzione di abbellire: ci piacerebbe ricostruire gli affreschi perduti del Melozzo da Forlì. Nonostante tutto, è rimasta in piedi senza particolari danni. A proteggerla è stata una mano divina".