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10 apr 2022

Il vescovo di Leopoli: "Forlì, grazie dell’aiuto"

I volontari forlivesi della missione ‘Rmagna per gli ucraini’ lo hanno incontrato. Spedizione terminata con 166 quintali di aiuti

matteo bondi
Cronaca

di Matteo Bondi

Con la consegna dei medicinali, anche donati dall’Irst di Meldola, all’ospedale di Wroclaw in Polonia, si è conclusa ieri nel tardo pomeriggio la seconda missione ‘Romagna per gli ucraini’ che ha portato anche 166 quintali di aiuti umanitari a varcare il confine con l’Ucraina in direzione Leopoli. Nella mattinata, infatti, la carovana, composta da un bilico che trasportava gli aiuti e due pulmini con a bordo nove volontari, era arrivata a Belzec, dove è avvenuto lo scarico degli aiuti che sono poi stati trasferiti in mezzi più leggeri che hanno varcato il confine.

Ad accogliere la delegazione forlivese, composta dai volontari delle varie associazioni ed enti che compongono la missione, è stato lo stesso arcivescovo di Leopoli, Mieczyslaw Mokrzycki, arrivato in Polonia per l’occasione. Lo stesso arcivescovo, già durante la prima missione di tre settimane fa, si era messo in contatto telefonico per salutare i volontari. Mokrzycki parla un ottimo italiano ed era stato in visita a Forlì nel 2018. In quella prima missione del 17-19 marzo scorso, il vescovo della diocesi di Forlì Bertinoro, Livio Corrazza, gli aveva fatto recapitare un’immagine della Madonna del Fuoco con la firma di vari sindaci del forlivese, auspicando di poterlo rivedere presto a Forlì, non appena finita la guerra. Ieri, i due alti prelati si sono salutati al telefono e l’arcivescovo di Leopoli ha ricambiato invitando Mons. Corrazza a venirlo a visitare a Leopoli.

"Grazie per questa solidarietà dell’Italia, per la vicinanza che ci dimostrate, per le preghiere – così ha accolto i volontari l’arcivescovo –. Voglio esprimere tutta la mia gratitudine per questa vicinanza che voi forlivesi dimostrate con il popolo ucraino. Sono vari i modi con cui porgete segni di vicinanza, con le preghiere, con le chiamate e i messaggi: anche questi sono gesti importanti per noi, per non farci sentire soli o abbandonati. Naturalmente, grazie per questi aiuti umanitari che in grandissima parte arrivano proprio dall’Italia".

Durante l’incontro all’arcivescovo è stato chiesta anche come sia la situazione a Leopoli. "Ancora c’è cibo che si può comprare – ha spiegato il vescovo –, abbiamo luce e gas. Per questo ciò che arriva lo portiamo in altre città, come Odessa, la stessa Kiev, anche se, grazie a Dio, da alcuni giorni i soldati russi si sono ritirati lasciandola libera". Una situazione che però non è certo tranquillizzante. "Anche oggi i russi hanno lanciato un missile in una stazione – racconta – dove sono morte almeno 30 persone. Non ci vogliono lasciare in pace, vogliono demoralizzarci, spaventarci. Da pochi giorni, infatti, abbiamo un’altra ondata di profughi: la gente fugge soprattutto da quando ha visto cosa succede nei villaggi occupati dai russi". Il riferimento è alla strage di Bucha.

Al momento le strutture che fanno capo all’arcidiocesi ospitano circa 3.000 persone, mentre la città di Leopoli ne sta ospitando 300mila: conta un milione di abitanti. "Al momento riusciamo a fornire un’accoglienza dignitosa con tre pasti al giorno, la possibilità di una doccia, cambi di vestiti. Molti arrivano e restano, sperando di tornare presto nei loro paesi, altri invece dopo due o tre giorni, appena riprese le forze, si dirigono al confine per cercare rifugio in Italia, Germania o nella stessa Polonia".

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