"In questo momento abbiamo un solo paziente ricoverato per Covid. Ma è del tutto fisiologico che con l’aumento dei casi, crescerà anche il numero di contagiati che dovranno essere ricoverati". Il dottor Francesco Cristini (nella foto), primario dei reparti di Malattie Infettive degli ospedali di Forlì e Cesena, fa il punto della situazione, mentre si assiste al fenomeno nuovo: fra i nuovi positivi, in Romagna, la media di età è appena 29 anni. Dottor Cristini, i casi sono in crescita: ci sono ripercussioni sui nostri ospedali? "Per ora no. Ma il peggioramento è palese e dunque è lecito attendersi che qualcuno...

"In questo momento abbiamo un solo paziente ricoverato per Covid. Ma è del tutto fisiologico che con l’aumento dei casi, crescerà anche il numero di contagiati che dovranno essere ricoverati". Il dottor Francesco Cristini (nella foto), primario dei reparti di Malattie Infettive degli ospedali di Forlì e Cesena, fa il punto della situazione, mentre si assiste al fenomeno nuovo: fra i nuovi positivi, in Romagna, la media di età è appena 29 anni.

Dottor Cristini, i casi sono in crescita: ci sono ripercussioni sui nostri ospedali?

"Per ora no. Ma il peggioramento è palese e dunque è lecito attendersi che qualcuno avrà bisogno delle cure ospedaliere; ovviamente esiste un rapporto fra il numero di contagiati e i ricoveri".

Nel Regno Unito prima del drastico calo degli ultimi giorni, abbiamo assistito a un trend di forte crescita di persone affette dal Covid. Colpa della variante Delta. C’è pericolo?

"Beh, questa variante è molto più contagiosa rispetto al ceppo originario del Covid 19. E si vedono anche gli effetti sugli ospedali, anche se non si può dire che nemmeno in Gran Bretagna siano in sofferenza".

Ormai ogni settimana spunta una nuova variante, il ’Fine Pandemia’ pare non arrivare mai.

"Il virus fa il suo mestiere: muta. Ci saranno altre varianti, ma la cosa fondamentale è che i vaccini proteggono anche da queste mutazioni".

Tra Forlì e Cesena però i numeri assoluti dei contagi sono ancora molto bassi.

"È vero, ma è evidente che il virus circoli, soprattutto fra i giovani".

Cosa vi aspettate?

"Non ci attendiamo uno tsunami, ma siamo prudenti, perché questo virus lo conosciamo solo da un anno e mezzo".

Cosa consiglia?

"La soluzione è il vaccino, mi auguro che anche la fascia tra i 40 e 60 anni si affretti a farlo. Senza dimenticare gli over 60, la cui copertura è buona, almeno in alcune regioni come in Emilia-Romagna, ma non ancora del tutto rassicurante".

La campagna vaccinale prosegue: il tempo gioca a nostro favore?

"Sì, dovrebbe aiutare. Perché quando tutta la popolazione dai 50 anni in su sarà vaccinata, potremmo forse considerare il virus non più un problema di sanità pubblica. Dunque le restrizioni potranno rientrare".

E qui torniamo ai giovani: nella stragrande maggioranza chi è contagiato non avverte sintomi oppure li sente in forma lieve. Eppure qualcuno si ammala seriamente: perché?

"Nel nostro territorio fra gli under 18 i ricoverati, fin dall’inizio della pandemia, sono stati pochissimi, ma qualche caso c’è stato, anche con problemi seri. Da quanto abbiamo notato, il virus fa scoppiare una condizione di fragilità che a volte non era conosciuta".

Tutte le attenzioni sono ormai rivolte all’autunno: cosa accadrà?

"Non lo sappiamo, però potremmo avere a disposizione, oltre ai vaccini, un’arma in più: i farmaci antivirali. Fra settembre e ottobre è attesa la pubblicazione di alcuni studi, in fase già abbastanza avanzata, sull’efficacia di tali medicinali nel contrastare il virus. Un farmaco in particolare pare dia risposte adeguate. Sarebbe una svolta, perché ciò consentirebbe di acquistare l’antivirale in farmacia e curarsi a casa".

Fabio Gavelli