Giuliano Monti con una banconota da mille lire (Foto Fantini)
Giuliano Monti con una banconota da mille lire (Foto Fantini)

Forlì, 31 marzo 2016 - «Dal 22 gennaio abbiamo ricevuto oltre trecento richieste formalizzate di conversione delle lire in euro, ma solo in una decina di casi siamo riusciti a procedere con il cambio». Francesco Tavera, responsabile della Divisione Servizi di pagamento della filiale della Banca d’Italia di corso della Repubblica, fornisce i numeri dei forlivesi che, in seguito alle disposizioni di Bankitalia e Ministero dell’Economia, in esecuzione di una sentenza della Consulta, hanno provato a recuperare i loro soldi.

Il problema è che il cambio è possibile solo per chi è in grado di dimostrare di averlo chiesto tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Era quest’ultimo il termine per la conversione, poi anticipato di tre mesi con una decisione del governo Monti, in seguito dichiarata illegittima dalla Consulta. Si chiama proprio Monti, Giuliano, uno dei dieci forlivesi che è riuscito a cambiare le sue lire in euro.

All'ex imprenditore 85enne, collezionista nel campo della numismatica, erano rimasti in cassaforte la bellezza di dodici milioni di lire. «A fine gennaio – ricorda –, sapendo della riapertura del cambio, sono andato alla Federconsumatori dove ho compilato il modulo con i dati e l’elenco delle banconote da cambiare. Poi ho spedito tutto alla Banca d’Italia in corso della Repubblica».

Dopo una settimana è arrivata la sorpresa: «Finalmente mi hanno comunicato che la mia richiesta era stata accettata e ora le mie lire sono diventate euro». Il Monti forlivese è riuscito a dimostrare di essersi recato in banca proprio a fine 2011 quando il suo omonimo gli fece una brutta sorpresa.

«Quando venne varata la manovra (il 6 dicembre 2011, ndr) – raccontava Giuliano al nostro giornale a novembre – io ero fuori città. Al mio ritorno, mi recai alla Banca d’Italia ma mi dissero che non era più possibile cambiare i soldi». Soldi che l’ex imprenditore non ha mai versato in un conto corrente perché, come spiega, «erano la caparra dell’affitto del mio capannone. C’erano poi anche altre mazzette che tenevo per gli scambi con i collezionisti. Alcune cartamonete erano fuori corso e quindi alla Banca d’Italia non me le hanno accettate ma alla fine sono riuscito a cambiare più di 11 milioni di lire, circa 6mila euro».

Monti confessa anche di avere tenuto qualche pezzo in lire per sé e ora il suo sogno è quello di allestire una mostra. «Possiedo tante monete rare che raccontano la storia d’Italia – spiega –, tra cui le 500 lire del 1898 ed edizioni limitate e speciali: mi piacerebbe mostrarle ai miei concittadini».