L’immagine di un lupo catturata dalle fototrappole
L’immagine di un lupo catturata dalle fototrappole

Forli, 1 ottobre 2019 - «Sono a una distanza di 500 metri, un chilometro», stima il carabinieri forestale che ci accompagna. Sono chi? Loro. I lupi. Quelli che, divisi in nove branchi per quaranta-cinquanta esemplari in tutto, scorrazzano per il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, area protetta di 36mila ettari spalmati tra Emilia Romagna e Toscana. Giovedì sera, ore 22.45. In buona parte del territorio del parco (circa 27mila ettari) si svolge il censimento al bramito del cervo, iniziativa che consente, ascoltando i richiami d’amore degli esemplari maschi di questi ungulati, di stimarne il numero (sono 600 i volontari arrivati da tutta Italia per partecipare all’iniziativa). In parallelo è stato organizzato il wolf howling, che permette di stimare la popolazione e la dislocazione dei lupi.

Insieme a Mauro Fabbri, carabiniere forestale comandante della stazione di Corniolo (Santa Sofia) ci posizioniamo in una piazzola di sosta ai Tre Faggi, a pochi chilometri dalla località turistica di Campigna. La serata è perfetta. Cielo stellato, vento assente, temperatura mite. Attorno a noi i cervi in amore bramiscono che è un piacere. Fabbri armeggia con un megafono, attraverso il quale diffonde in direzione nord il suono registrato dell’ululato di un singolo lupo. Sono le 22.45. L’ululato dura un minuto. «Ora restiamo in silenzio per due minuti e ascoltiamo». Ascoltiamo incrociando le dita, sperando che gli altri lupi del parco rispondano. Con qualche secondo di scarto arrivano i primi ululati, ma è un falso allarme, perché sono i colleghi di Fabbri che hanno inviato lo stesso richiamo da altri punti del Parco nazionale. Silenzio. Poi il cuore galoppa quando rispondono. E sono veri lupi. Un branco. Con cuccioli. I loro ululati durano diversi secondi ed è un momento irripetibile. Anche i piccoli fanno la loro parte. A che distanza è il branco? «Cinquecento metri, un chilometro», ci risponde il comandante.

Vicinissimi, almeno questa è la sensazione. Nel frattempo i cervi, infoiati come Montagnani in un film con la Fenech, non demordono e continuano a bramire. A loro, la presenza di un branco di lupi a breve distanza, non sembra interessare. Il programma prevede un secondo ‘lancio’ a distanza di un quarto d’ora. Nel frattempo una macchina transita nell’area dove, indicativamente, dovrebbe trovarsi il branco che abbiamo ascoltato. Alle 23 riparte l’ululato registrato, ma questa volta non otteniamo risposta. Poco male, perché il branco ha già risposto e gli animali sono guidati dall’istinto.

Già, chissà perché lo hanno fatto. «Parliamo di una specie elusiva. Anche quando viene stimolata non è scontato che rispondano», spiega il comandante, 47enne con 23 anni di servizio alle spalle. I carabinieri forestali tengono monitorato questo predatore con fototrappole, lavoro sull’attività genetica attraverso l’analisi delle feci (attività svolta dall’Ispra di Ozzano dell’Emilia) e, in passato, radiocollaraggio. «La specie è monitorata costantemente. Il lupo nel territorio protetto è ben inserito e ha raggiunto un suo equilibrio, anche se possono avvenire attacchi al bestiame degli allevamenti».

Fabbri compila un modulo con i dati del rilevamento, che poi verrà elaborato dal personale del parco. Risaliamo in macchina, per tornare a valle. E i lupi? Chissà, dopo aver ululato, saranno tornati a casa anche loro?