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24 apr 2022

Marcia su Roma, la mostra delle polemiche. "Solo un’occasione di conoscenza"

Inaugurata a Predappio l’esposizione ‘O Roma o morte, Un secolo dalla Marcia’ in un locale privato L’ideatore Minutillo ribatte: "L’obiettivo è andare oltre a emozioni e strumentalizzazioni politiche"

24 apr 2022
quinto cappelli
Cronaca
I curatori Francesco Minutillo e Franco D’Emilio (primi due da sinistra) col collaboratore Franco Nanni (Salieri)
I curatori Francesco Minutillo e Franco D’Emilio col collaboratore Franco Nanni
I curatori Francesco Minutillo e Franco D’Emilio (primi due da sinistra) col collaboratore Franco Nanni (Salieri)
I curatori Francesco Minutillo e Franco D’Emilio col collaboratore Franco Nanni

Predappio (Forlì), 24 aprile 2022 - "L’obiettivo di questa mostra è quello di guardare, al di là delle emozioni e delle strumentalizzazioni politiche, lo studio e la critica non solo della marcia su Roma, ma anche del ventennio fascista". Lo ha sostenuto ieri mattina Francesco Minutillo, presidente della Fondazione Memoria Predappio, nell’inaugurare in locali privati di via Roma 51/A, a Predappio, la mostra ‘O Roma o morte. Un secolo dalla Marcia’. Minutillo di questa è il curatore insieme a Franco D’Emilio, studioso del settore e una vita trascorsa alle dipendenze del ministero dei Beni culturali. Ambizioso obiettivo raggiunto? I numeri (20 grandi pannelli illustrativi, 15 sezioni e 170 cimeli e opere), le tante foto d’epoca, alcune opere d’arte di futuristi importanti (Sironi, Bertelli e Thayaht) e diversi libri del tempo (uno per tutti Giovanni Gentile, Che cosa è il fascismo, Vallecchi, 1925) sembrerebbero dare ragione agli organizzatori della Fondazione Memoria Predappio. Ma, senza entrare in un giudizio di merito, alcune debolezze pongono dubbi e domande.

Perché una mostra, ritenuta dai curatori Minutillo e D’Emilio, "un viaggio sulle origini del fascismo come rivoluzione di popolo che ha scalato il potere, cambiando le sorti della politica e della storia" (paragonata addirittura alla Rivoluzione francese), si svolge in un luogo privato, con patrocinatori e sponsor solo privati, e attinge gran parte del materiale in esposizione da collezioni private? In altre parole, perché non sono coinvolti enti e strutture pubbliche che sono l’ossatura dello Stato? Il Ministero dei Beni culturali, il Comune di Predappio, le università e gli istituti che studiano la storia dove sono? Se si chiede un confronto sulla storia e sullo studio della medesima, perché all’inaugurazione non c’era il sindaco, qualche autorità della scuola pubblica, qualcuno a rappresentare quella Repubblica italiana che è nata dalla fine del fascismo? Queste domande non escludono che la mostra non debba essere visitata. Anzi, al di là di queste domande sull’obiettivo dichiarato della mostra, che fin da subito ha creato polemiche (col caso anche del patrocinio di San Patrignano) la rassegna costituisce un punto di partenza per una seria conoscenza di un’epoca poco approfondita anche nelle scuole italiane.

A questo proposito ha ben commentato Sauro Moretti, il forlivese braccio destro di Vittorio Sgarbi, presente all’inaugurazione: "Mi sembra una buona mostra storico-didattica per le scuole". Al curatore D’Emilio va riconosciuto il merito del rigore scientifico nel riportare documenti storici, foto d’epoca, scritti (forse troppi in una sola mostra) e cimeli. Gli organizzatori hanno anche annunciato che questa mostra è l’inizio di molte altre manifestazioni artistiche e culturali sul ventennio, fra cui una esposizione sui futuristi e presentazioni di libri.

Questa mostra è un’occasione di riflessione, ponendo domande a chi la visiterà, per aprire al dialogo culturale, artistico e storico sul primo Novecento, anche fra privati e istituzioni pubbliche, come a Predappio da alcuni anni si cerca di fare faticosamente per recuperare l’ex Casa del Fascio da trasformare in luogo di ricerca, studio e dialogo.

 

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