Il professor Claudio Vicini (foto Fantini)
Il professor Claudio Vicini (foto Fantini)

Forlì, 15 gennaio 2019 - Per i creduloni c’è sempre un miracolo dietro l’angolo e un lestofante pronto a gettare la rete. Figuriamoci se davanti c’è il mare pescoso del web. Ed è difficile anche per lo scienziato trovare orecchi (in questo caso non è una similitudine...) per smascherare vere e proprie truffe. Nella fattispecie parliamo di quel prodotto, venduto «a soli 49 euro», che con poche gocce promette il ripristino dell’udito, in barba alle proteste furiose di chi è caduto nella rete e sta ancora spettando il miracolo. Domani, alle 11.30, se ne occuperà la trasmissione ‘Mi manda Rai 3’, nel ruolo del confutatore ci sarà il professor Claudio Vicini, direttore del reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Pierantoni-Morgagni di Forlì e del Dipartimento Testa Collo dell’Ausl Romagna, nonché presidente della società italiana di Otorinolaringoiatria.

Professor Vicini qual è il prodotto verso il quale lei sta ingaggiando una vera e propria battaglia?

«Otobio, un olio la cui pubblicità dilagante ha invaso Internet e che promette risultati che non stanno né in cielo né in terra. Sono stato sollecitato a denunciarlo sia dai colleghi che dai pazienti. Si tratta di un prodotto sorretto da una pubblicità ingannevole dai risultati gravissimi».

Qual è il nocciolo della truffa?

«Figuriamoci che promette il ripristino dell’udito e la rigenerazione delle cellule ciliate, una cosa che non esiste neppure in via sperimentale, figuriamoci se può esistere in via di applicazione. Il tutto sorretto da falsi medici che qualche volta assumono l’identità di pazienti».

Avete identificato l’azienda che lo produce?

«Macchè, il sito parrebbe essere generato a San Marino. La Rai li ha anche invitati alla trasmissione ma non credo che verranno».

Non teme una reazione dura da parte del produttore?

«Li porto dove vogliono, non temo nulla, vengano pure. Il fatto è che i truffatori hanno individuato l’area uditiva come quella più proficua per il loro business».

Vuol dire che i pazienti che hanno problemi di udito danno retta più al miracolo che alla protesi?

«Certo! È per questo che come società di Otorinolaringoiatria ci siamo già mossi su più fronti, ossia un esposto all’autorità per la tutela della concorrenza, una denuncia per esercizio abusivo della professione medica che stiamo valutando con l’ordine dei medici, e un’azione nei confronti di Google perché rimuova quella pubblicità dal suo portale».

Perché la gente cade in queste trappole e preferisce credere al miracolo piuttosto che alla scienza?

«Perché il ciarlatano vende sogni, ciò che è irrealizzabile è molto seducente. Chi opera truffe di questo genere gioca sull’emotività del paziente. Chi non si lascerebbe sedurre dall’idea, se fosse veritiera, di recuperare l’udito con due gocce in un orecchio invece che sottoporsi a un’operazione chirurgica o mettere la protesi?».