Paolo Tortora, direttore del Centro di ricerca aerospaziale
Paolo Tortora, direttore del Centro di ricerca aerospaziale

Forlì, 28 novembre 2021 - «Dimorphos, stiamo arrivando!": è con queste parole che la Nasa ha annunciato, mercoledì scorso, il lancio in orbita di Dart, la sonda che, fra un anno, dovrà schiantarsi contro l’asteroide Dimorphos per tentare di deviarne la traiettoria. Una missione di portata storica – non a caso definita ‘kamikaze’ – che parlerà anche forlivese: unico testimone della collisione sarà infatti il satellite italiano Liciacube, realizzato dall’azienda torinese Argotec e ‘guidato’ a distanza da un manipolo di ingegneri e ricercatori, tra cui quelli che operano nel laboratorio di Radio scienza ed esplorazione planetaria, con sede al Tecnopolo forlivese.
Referenti delle attività a supporto di Liciacube sono i docenti UniBo Marco Zannoni - volato in California per assistere al fatidico decollo dalla base di Vandenberg – e Paolo Tortora, direttore del Centro di ricerca aerospaziale del campus universitario di Forlì.

Professor Tortora, quale sarà il vostro ruolo nella missione spaziale?
"Determineremo la traiettoria di Liciacube a partire dai dati di tracking (letteralmente, ‘tracciamento’) ricevuti dalle antenne di terra della Nasa, localizzate in California, Spagna e Australia. Una volta ricevuti i dati, li metteremo a confronto con le nostre previsioni. Se la traiettoria da noi calcolata non sarà perfettamente confermata, effettueremo piccole manovre correttive per riportarla nella posizione giusta. Tutto questo mentre Liciacube si troverà a 11 milioni di km dalla Terra e viaggerà a una velocità di oltre 6 km al secondo".

Al momento, Liciacube è ‘attaccata’ alla sonda madre Dart.
"Dieci giorni prima dell’impatto con l’asteroide, previsto a ottobre 2022, il ‘satellitino’ Liciacube si staccherà dalla sonda madre e compirà una traiettoria autonoma, posizionandosi a circa 50 km di distanza dall’asteroide Dimorphos".

Perché proprio 50 chilometri?
"Abbastanza vicino da poter assistere allo schianto e catturare immagini di alta qualità; sufficientemente lontano da evitare il rischio di essere colpito da eventuali detriti, provenienti dall’impatto della sonda Dart su Dimorphos".

La vostra missione non si ferma con Dart e Liciacube: qual è il passo successivo?
"Torneremo in gioco con il lancio di Hera, una sonda che l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, manderà in orbita nell’ottobre del 2024, per raggiungere l’asteroide due anni più tardi, nel 2026".

In cosa consiste il progetto?
"A bordo di Hera viaggeranno due piccoli satelliti (CubeSat) che, una volta rilasciati dalla sonda madre, potranno sorvolare da vicino la superficie dell’asteroide. In estrema sintesi, con Hera misureremo gli impatti di lungo periodo e capiremo se la missione Dart ha funzionato".

Perché questa missione è così importante?
"Arrivando a 11 milioni di km di distanza dalla Terra con velocità cosmiche, un piccolo impatto come quello innescato da Dart produrrà una divergenza tale da modificare l’orbita di un asteroide che non rappresenta alcuna minaccia per il nostro pianeta. Se, in futuro, individueremo un asteroide in possibile rotta di collisione con il nostro pianeta, potremo intervenire in tempo, modificandone la traiettoria. Saremmo così in grado di salvare l’umanità dal pericolo di un’estinzione di massa, paragonabile a quella avvenuta al tempo dei dinosauri".